Mu'ammar Gheddafi

ANSA-INTERVISTA ESPERTO: LIBIA A RISCHIO, GHEDDAFI TREMA – Il colonnello Gheddafi ha paura, dopo la fuga di Ben Ali si sente assediato, in pericolo, e sta portando avanti una politica di gesticolazioni, di atti inconsulti, in attesa dell’appuntamento con l’opposizione che ha indetto una grande manifestazione per il 17 febbraio, la Giornata della Collera. Così Antoine Basbous, fondatore e direttore dell’Osservatorio del mondo arabo, in un’intervista all’ANSA interpreta l’arrivo al Cairo dell’inviato del decano dei leader arabi, suo cugino e consigliere Ahmed Gheddafi Eddam, per incontrare il presidente del Consiglio Supremo delle Forze Armate, il maresciallo Mohammed Hussein Tantawi. Primo dirigente straniero a rendere omaggio alle nuove autorità egiziane, è lui che va in giro per il mondo, oltre al figlio del colonnello Seif el Islam, per migliorare l’immagine della Libia e «spegnere gli incendi provocati dal rais». La sua visita mira certo ad assicurarsi le simpatie dei militari. Impossibile prevedere se anche nella Jamahiria ci sarà una rivolta popolare – e d’altronde nessuno si aspettava un mese prima quel che è avvenuto in Tunisia ed Egitto- ma il fatto è, dice Basbous, che Gheddafi crede che possa succedere. «Le sue recenti dichiarazioni sono incoerenti, di qualcuno preso dal panico, moltiplica i contatti con le tribù alternando i regali alle minacce, manda in giro per il paese i comitati popolari, si affanna ad annunciare misure economiche a favore dei giovani, come peraltro stanno facendo tutti i capi di stato arabi perché sanno che lo tsunami non si arresterà. Ormai la paura ha cambiato campo, i giovani musulmani che anelano alla democrazia e al benessere l’hanno superata, i dirigenti arabi tremano, tutti». Gheddafi ha ordinato la mobilitazione delle forze armate, ha avvertito che «le azioni di disturbo verranno punite, ha il vantaggio che l’ingresso nel paese è vietato alla stampa internazionale; perciò può reprimere a porte chiuse; ma dimentica che internet è ormai il veicolo della rabbia dei giovani, e che tutto quello che avverrà si saprà in un attimo in tutto il mondo». Al potere dal ’69, non ci resterà per molto, prevede l’esperto.

Anche l’Algeria, che oggi è scesa in piazza malgrado il divieto delle autorità, è matura, «la collera è molto forte, finora è esplosa a piccole dosi ma il rischio che esploda in tutta la sua potenza è notevole. Ma penso che l’esercito manterrà il potere, come in Egitto. I generali egiziani contano di mantenere le strutture del vecchio regime pur modernizzandole, non sono sicuro che malgrado le promesse intendano cessare di essere la colonna vertebrale del regime e anche se ci sarà un governo civile, dietro le quinte a dare la direzione ci saranno sempre loro». Ci vuole quindi un presidente civile che conosca bene i generali, che sappia qual è il suo margine di manovra, e fin dove può spingersi, pur mantenendosi indipendente? Bisogna vedere chi si candiderà, dice Basbous, che vede probabile la candidatura di Amr Mussa, che sta per dimettersi dalla Lega araba. «Nel 2001 Mubarak gli tolse il ministero degli esteri e lo spedì all’organizzazione panaraba per sbarazzarsene, faceva ombra al figlio Gamal, ma la sua vocazione è politica. È un civile, carismatico, gode del favore del popolo, ha una buona immagine ed è integro». Potrebbe essere la scelta giusta.

di Antonella Tarquini
Fonte: Ansa