Repubblica: Italia-Libia: Berlusconi teme attacco missilistico di Gheddafi, 10mila connazionali fra Tripoli e Cirenaica

    ITALIA-LIBIA – Stati Uniti, Unione europea, persino la Lega Araba. Tutti contro l´Italia e la sua accondiscenza verso il dittatore libico. Ci sarebbero queste pressioni – oltre alla paura di ritorsioni armate anti-italiane – dietro l´evidente cambio di rotta maturato nelle ultime 48 ore dal governo sulla crisi libica. Con il passaggio di Berlusconi da difensore del principio della non ingerenza («non voglio disturbare») a paladino del «vento della democrazia».

    Già al vertice Ue a Bruxelles il ministro Franco Frattini aveva potuto misurare quanto fosse alto il rischio di isolamento dell´Italia dagli altri partner europei. Ma decisivi nel determinare l´inversione a “U” sono stati i colloqui di Frattini con Hillary Clinton e con il segretario generale della Lega Araba, Amr Mussa, incontrato al Cairo due giorni fa. Da quegli incontri e dalle numerose “conference call” con Washington e con le capitali europee, il messaggio che arrivava a Berlusconi e al governo italiano era unanime: Roma deve allinearsi, l´equidistanza tra il dittatore e i manifestanti «è inaccettabile». Da qui la svolta, maturata tuttavia con sofferenza e grande prudenza. Tanto che ancora ieri dal premier non è uscita una sola parola di condanna esplicita del Colonnello.

    Raccontano che il Cavaliere sia rimasto scioccato dalla violenza verbale di Gheddafi. Soprattutto dalle accuse all´Italia – accuse reiterate nonostante la telefonata tra i due – di manovrare dietro gli insorti rifornendoli di armi pesanti. A margine della riunione serale a palazzo Chigi sull´emergenza, Berlusconi ha confessato la sua paura a un ministro: «Dobbiamo stare attenti con Gheddafi, è un pazzo. Ci ha già sparato un missile una volta, non è che ce ne tira un altro contro?». Il ricordo dell´attacco missilistico libico contro Lampedusa (1986) accompagna il premier insieme al timore crescente di ritorsioni contro gli italiani ancora sul posto. «Ci sono diecimila connazionali sparsi tra la Tripolitania e la Cirenaica – confermano preoccupati dalla Farnesina – e meno di mille sono quelli che vogliono rimpatriare». Senza contare che anche gli eventuali rimpatri sarebbero molto difficili da gestire visto che gli aeroporti sono aperti con il contagocce e la marina militare libica ha effettuato un blocco navale dei porti. Insomma, le pressioni internazionali spingono palazzo Chigi a criticare il regime del dittatore ma la Realpolitik e gli interessi nazionali – energia, infrastrutture – tirano dalla parte opposta.

    Berlusconi inoltre vuole ancora vederci chiaro sullo stato delle cose sul terreno. Non crede alle cifre che circolano sui media arabi circa il numero dei morti. «I servizi segreti – confida uno dei partecipanti al vertice di palazzo Chigi – ancora ieri ci confermavano che la situazione a Tripoli non era così drammatica, anzi. E lo stesso ha detto il nostro ambasciatore». Insomma, se è vero che la Cirenaica è ormai in mano ai rivoltosi, il resto del paese sembra ancora sotto il tallone di Gheddafi.

    Repubblica