Omicidio Yara Gambirasio: 92 giorni di ricerche vane da Mapello all’arresto di Fikri

OMICIDIO YARA GAMBIRASIO – I 92 giorni di indagini sul giallo di Brembate – dal 26 novembre 2010 fino al macabro e incidentale ritrovamento del cadavere di Yara due giorni fa – sono stati scanditi da una sequenza di eventi in cui i “vuoti” hanno prevalso sui “pieni”, gli inciampi sui passi in avanti. La prima riflessione riguarda le ricerche. Al netto di tre mesi di setacciamenti a tappeto che hanno visto in campo un dispiegamento mai visto prima in nessun sequestro-scomparsa (5mila unità tra forze dell´ordine, Protezione civile e volontari impegnate su un´area di 400 chilometri quadrati), di Yara non era mai saltata fuori nessuna traccia. Poi le piste battute. Praticamente tutte visto che – ufficialmente – nessuna è mai stata veramente esclusa. La vendetta della malavita. La pista svizzera. Il maniaco. Le sette sataniche. Gli spunti e le “verità” dei 300 e passa veggenti oltre a quelle indicate da tre testimoni uno più fragile dell´altro (il vicino di casa Enrico Tironi su tutti; l´hanno interrogato ben cinque volte, aveva raccontato di aver visto Yara intenta a parlare con due uomini la sera del sequestro ma alla fine si è scoperto che il teste non si trovava nel luogo dove si era collocato).

Ma lo scivolone più clamoroso si chiama Mohamed Fikri ed è datato 5 dicembre 2010. Il 23enne operaio marocchino viene fermato dai carabinieri mentre è in viaggio verso Tangeri su un traghetto salpato da Genova. Lavorava nel cantiere di Mapello dove il fiuto dei cani molecolari aveva catturato l´odore di Yara. Dopo due giorni di carcere Fikri viene rimesso in libertà. Alla base delle accuse un errore di traduzione nelle intercettazioni: la frase a lui attribuita, “Allah mi perdoni, non l´ho uccisa io”, viene ritradotta così: “Allah fa che risponda”. Il cantiere ex Sobea di Mapello resta però al centro del giallo: viene persino scandagliato con il geo-radar. Niente. Buio totale.

A metà gennaio l´ennesima maga la spara grossa: cercate Yara nel borgo di Viaso (Udine). Si scava anche lì: una bufala. Le illusioni portano poi oltre confine: Svizzera, Austria, Slovacchia. Tutte le polizie europee vengono allertate. Dice il questore di Bergamo l´11 gennaio: «Tutte le ricerche pianificate sono effettuate con metodicità e non casualmente». Il 26 febbraio spunta il cadavere di Yara. È a 10 chilometri da casa sua. A 500 metri dal centro di coordinamento delle ricerche.

Repubblica