Sì al crocefisso nelle aule: la Corte europea assolve l’Italia

Sì DELLA CORTE EUROPEA A CROCEFISSO NELLE AULE – Siamo stati assolti. La Corte europea per i diritti dell’uomo ha dato ragione all’Italia nella causa relativa all’esposizione dei crocefissi nelle aule scolastiche. Secondo la sentenza, che ribalta la decisione di prima istanza che invece condannava il nostro Paese, i simboli religiosi non violano il diritto dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni né quello dei ragazzi alla libertà di religione e di pensiero. Ad iniziare la battaglia legale è stata Soile Lautsi, cittadina italiana di origine finlandese: nel 2002 la donna chiese all’istituto statale Vittorino da Feltre di Abano Terme (Padova), frequentato dai suoi figli, di togliere i crocefissi dalle aule in nome del principio di laicità dello Stato. Dalla risposta negativa della direzione scolastica è poi partito l’iter che ha portato la questione fino a Strasburgo. La Lautsi e suo marito, Massimo Albertin, si dicono delusi dal pronunciamento. Esultano, ovviamente, il Vaticano (che al momento della prima sentenza, nel 2009, avevano denunciato la presunta volontà di emarginare la cultura religiosa cattolica) e il governo (che ha presentato ricorso nei confronti della prima decisione).
Ora, al di là dell’aspetto legale, la vicenda offre vari spunti di riflessione. Ad esempio: è davvero giusta, o per meglio dire, legittima l’esposizione dei crocefissi nelle scuole pubbliche? Ammesso e non concesso che la cosa non costituisca una violazione delle libertà di cui sopra, resta sempre il fatto che la Costituzione definisce l’Italia come una repubblica laica. Il che implica che il cattolicesimo non sia la religione di Stato. Ergo, negli edifici pubblici non dovrebbero essere presenti simboli religiosi. Il sillogismo è piuttosto semplice, eppure stenta ad essere accettato dall’opinione pubblica. Anzi, a dare retta ai risultati dei sondaggi, viene rifiutato in blocco. Noi italiani, nonostante la vicinanza con il Vaticano, non siamo propriamente una popolazione di ferventi cattolici: diciamoci la verità, la maggior parte di noi la domenica non va a messa ma a fare shopping al centro commerciale. Ma quando si va ad intaccare la simbologia esteriore, l’opinione pubblica si mostra decisamente conservatrice.
Ma questioni di questo genere dovrebbero essere regolamentate: se è certo e innegabile il ruolo fondamentale della religione cattolica nella tradizione culturale italiana, è altrettanto vero che questo non equivale ad un’autorizzazione automatica e indiscutibile ad esporre simboli religiosi nelle strutture statali.

Tatiana Della Carità