Guerra libica: Colonnello Muammar ricompare in tv “Siamo pronti alla battaglia, vinceremo noi”

GUERRA LIBICA – Muammar Gheddafi ieri notte è ricomparso proprio là dove anche i missili avevano bussato: a Bab al Aziziya. E parlando dalle rovine del palazzo schiantato dal Tomahawk si è rivolto così a centinaia di «scudi umani» in delirio per lui: «Non temo gli aeroplani che buttano la morte, io sono qui, io sono qui — ha ripetuto —. Resisto nella mia tenda perché le masse sono la mia difesa. Resto qui perché ci sono di diritto» . Così ha rianimato il suo popolo: «Non temiamo i missili, i libici ci ridono sopra. Siamo pronti alla battaglia, breve o lunga che sia, alla fine vinceremo. Stiamo subendo un’aggressione ingiusta, americani ed europei sono i nuovi nazisti» . Poi si è rivolto al mondo: «Manifestiamo contro il colonialismo, unitevi a noi, in tutto il mondo ci sono manifestazioni a favore della Libia» . Così il Grande Bersaglio è ancora vivo, anche se la pioggia di missili della coalizione internazionale non si ferma. Ieri siamo stati a visitare il porto militare di Abusita, colpito l’altra notte da sei Tomahawk. In mezzo al fumo tossico delle sostanze bruciate, siamo entrati nell’hangar scoperchiato per vedere da vicino gli scheletri delle batterie antiaeree distrutte, ma il capitano libico Fahmi Sokni ha avuto anche l’onestà di dire che «per fortuna non ci son state vittime tra i 1200 marinai della base» , perché erano stati avvertiti prima (non è chiaro da chi) e tutti così hanno potuto mettersi in salvo, portandosi via anche un bel po’ di munizioni. E pure le navi, le motovedette lanciamissili e lanciarazzi della flotta gheddafiana, sono state risparmiate e sono là, all’àncora. E’davvero difficile star dietro alle voci sulle vittime civili lamentate dal governo. Abbiamo chiesto ieri di andare a vedere il porticciolo a 27 chilometri dalla capitale, dove sarebbero morti solo poveri pescatori: stiamo ancora aspettando una risposta.

Sull’altro fronte, però, anche i ribelli non scherzano in quanto a disinformazione: parlano di terribili combattimenti in corso con decine di vittime a Yafran e Zintan, a sud di Tripoli, sulle montagne, dove le truppe del Colonnello, in barba al «cessate il fuoco» dichiarato, continuerebbero a cannoneggiare e ad ammazzare la popolazione.

Altro punto fermo: la città è in fuga. Molti negozi ieri erano chiusi, molte case sbarrate. E chi è rimasto fa la fila per rifornirsi di pane, gas e benzina. Gli unici beni che cominciano a scarseggiare. Tornando ai dubbi e ai misteri, secondo Al Jazeera ieri sera a Tripoli sarebbe stato ucciso il comandante di uno dei principali battaglioni dell’esercito di Gheddafi, Hussein Al Warfali. L’altro mistero riguarda Khamis, il figlio guerriero di Muammar Gheddafi. Il governo ha smentito due giorni fa la sua morte, ma neppure ha pensato di mostrarlo alle telecamere.

Corriere