13 maggio 1981: attentato a Papa Giovanni Paolo II

Papa Giovanni Paolo II

13 MAGGIO 1981: ATTENTATO A GIOVANNI PAOLO II – A pochi giorni dalla beatificazione di Giovanni Paolo II, le cui cerimonie si sono svolte a Roma il 1 maggio scorso, ricorre il trentesimo anniversario di un altro evento importante che ha coinvolto il Papa polacco. E’ il 13 maggio del 1981 quando in piazza San Pietro a Roma Mehmet Ali Agca esplode due colpi di arma da fuoco contro Wojtyla, che in quel momento si trova a bordo della papamobile. Il Pontefice viene colpito all’addome e ad un braccio e viene immediatamente trasportato al Policlinico Gemelli, dove subisce un intervento chirugico di oltre cinque ore. L’operazione riesce e il Papa si riprende. L’attentatore è un killer professionista di nazionalità turca che, immediatamente bloccato, viene poi condannato all’ergastolo in Italia. Intanto partono delle indagini che si riveleranno lunghissime e che comunque non faranno mai totalmente chiarezza sulle motivazioni e soprattutto sui mandanti del tentato omicidio. Le dichiarazioni di Agca non si rivelano attendibili, poichè l’uomo non fornisce un’unica versione, anzi si corregge più volte. Nel corso degli anni, una delle ipotesi ritenute più probabili vede il coinvolgimento di Urss, Germania dell’Est e Bulgaria: secondo questa tesi il Kgb sovietico e i servizi segreti tedeschi orientali avrebbero pianificato l’omicidio e per mettere in atto il progetto si sarebbero appoggiati ad un’organizzazione terroristica bulgara: sarebbe stata proprio quest’ultima a rivolgersi ai Lupi grigi, il gruppo dell’estrema destra turca di cui fa parte l’attentatore. Non è ancora chiaro per quale motivo l’Unione sovietica avrebbe commissionato l’uccisione del Papa ma si pensa che i sovietici potessero temere ripercussioni negative di un Pontefice proveniente dall’Europa dell’est sul sistema dei Paesi satelliti. Un’altra ipotesi vede poi anche un coinvolgimento della mafia. Questa tesi si basa soprattutto su quanto dichiarato da Vincenzo Calcara, collaboratore di giustizia ed ex esponente di Cosa Nostra. Il mafioso Michele Lucchese avrebbe ordinato a Calcara di andare a Roma per incontrare due uomini turchi armati. Calcara racconta che pochi minuti dopo gli spari, solo uno di loro si sarebbe presentato: l’uomo sarebbe stato portato a Milano e poi ucciso perché “non serviva più”.
Nel 1983 Wojtyla incontra Agca in carcere per perdonarlo: il loro colloquio resterà sempre riservato. Undici anni fa l’allora capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi concede la grazia all’attentatore, che a quel punto viene estradato in Tuchia per scontare la condanna a dieci anni di prigione per l’omicidio di un giornalista.

Tatiana Della Carità