Processo Eternit: l’accusa chiede la condanna a 20 anni per i dirigenti dell’azienda

PROCESSO ETERNIT – Disastro ambientale doloso e omissione volontaria di precauzioni sul posto di lavoro. Queste le accuse rivolte allo svizzero Stephan Schmidheiny, miliardario 64enne, e al belga Jean Louis Marie Ghislain de Cartier de Marchienne, barone di 89 anni. I due sono imputati nel processo alla multinazionale Eternit, che per decenni ha prodotto manufatti in cemento-amianto: nonostante fosse noto dai primi anni sessanta che il contatto con l’amianto provoca il mesotelioma pleurico (una forma di tumore), la ditta proseguì nella produzione fino alla seconda metà degli anni Ottanta. Per Schmidheiny e de Cartier, ex alti dirigenti dell’azienda, il pm Raffaele Guarinello ha chiesto la condanna a 20 anni di reclusione nonché l’interdizione temporanea dalla direzione di imprese e perpetua dai pubblici uffici. Il pm torinese ha motivato l’entità della condanna spiegando che le violazioni sono state continuate e in parte proseguono ancora. “La tragedia – ha detto Guariniello – si è consumata sotto un’unica regia senza che mai nessun tribunale abbia chiamato i veri responsabili a rispondere. Si parla di dolo non solo eventuale, ma addirittura diretto. Abbiamo accertato, infatti, che gli imputati non si sono limitati ad accettare il rischio che il disastro si verificasse e continuasse a verificarsi, ma lo hanno accettato e continuano ad accettarlo ancora oggi”. Il magistrato ha inoltre spiegato che gli imputati “sono stati mossi dalla precisa volontà di negare la cancerogenicità dell’amianto e di proseguire l’attività a tutti i costi, tra i quali anche il mettere a repentaglio la salute della popolazione e dei lavoratori”.

Redazione online