Franco Grillini, intervista a 360 gradi sulla politica, sui diritti, sulle battaglie civili e sull’amore…

INTERVISTA FRANCO GRILLINI – Caro Franco, lieti di ospitarti su Direttanews. Sul tuo sito ufficiale www.grillini.it si legge che fin da giovanissimo eri impegnato attivamente in politica e a capo del movimento studentesco bolognese: quali erano i valori per cui combattevi in quegli anni? Che ricordi hai di quel periodo?

Parliamo di un periodo molto fecondo e vivace, basti pensare che a quel tempo due bolognesi su tre erano impegnati in politica, anche da parte di chi come me frequentava la scuola. Mi sono diplomato come perito agrario e allora mi ricordo che era una scuola di destra (ora non più); molti studenti facevano parte del collettivo studentesco per partecipare attivamente in politica (tra questi con me vi era anche Freak Antoni degli Skiantos). I valori di allora? Senz’altro quelli della rivoluzione. Io a sedici anni avevo già letto “Il Capitale” di Karl Marx e avevo la tessera del Partito Comunista. Parliamo dei primi anni ’70 e tutti noi sognavamo la rivoluzione proletaria di carattere marxista. La politica certamente è evoluta e certi valori non sono più attuabili nella nostra odierna società. Rimasi tra le file del PCI fino al suo scioglimento avvenuto e passai ai Ds al momento della loro nascita. I valori di allora come l’entusiasmo e la voglia di combattere le ingiustizie sono vivi ancora oggi, è cambiata solamente l’ideologia perché da quando ho cominciato la mia militanza nel movimento per i diritti civili ho ritenuto che fosse più utile il “Saggio sulla libertà” di John Stuart Mill piuttosto del “Manifesto del Partito Comunista” di Karl Marx dove la libertà è intesa solo in termini collettivi e non di ogni individuo.

A 24 anni ti sei laureato in Pedagogia, diventando in seguito psicologo e piscoterapeuta: raccontaci cosa ti ha spinto ad intraprendere questo cammino professionale…

La mia iscrizione all’albo degli psicologi è dovuta alla mia esperienza nella gestione del circolo di Bologna (all’epoca si chiamava Circolo gay lesbico e transessuale di Bologna) dove per anni ho risposto alle chiamate che ricevevamo al telefono amico da persone che necessitavano di un supporto e sostegno in questo senso. Per questo motivo mi iscrissi all’albo degli psicologi quando venne varata la legge che prevedeva l’iscrizione a chi avesse avuto una lunga esperienza a carattere psicologico come la mia, anche se come ben sai il mio mestiere è tutt’altro. Oltre ad essere psicologo infatti sono giornalista e direttore della testata online gaynews.it (appena rinnovata), anche se faccio a tempo pieno politica.

Dal 1985 hai ricoperto incarichi importanti presso il Consiglio Provinciale di Bologna, ma è nel ’94 che candidandoti alle Europee nelle liste del PDS hai ottenuto un grande riscontro con ventunomila  voti: quali sono a tuo parere i motivi che hanno spinto gli italiani a credere in te dandoti il loro voto?

Purtroppo non furono sufficienti per le elezioni in quanto l’ultimo degli eletti di quella lista prese 45.000 voti. La mia è stata una candidatura “affettiva”, di contorno, anche se ebbe un grandissimo successo se si pensa che non c’era nessuna Provincia dove io presi meno di cento voti di preferenza. Fin da quel momento così mi resi conto che riscossi molto successo dal popolo italiano attorno alle battaglie laiche sui diritti civili di cui sono stato protagonista. Per una persona come me fortemente laica e che crede nella laicità dello Stato è stata una vittoria ricevere così tanti voti dalla comunità italiana in generale.

Nel 1985 hai fondato diventandone successivamente presidente l’Arcigay, associazione per tutelare i diritti degli omosessuali in Italia: pensi che la nostra società in quegli anni fosse effettivamente pronta ad accettare tutto questo? Come giudichi invece la situazione al giorno d’oggi?

In realtà quella dell’85 fu una scelta che io definisco rivoluzionaria e andò in porto quasi per magia perché solo grazie alla determinazione di chi come me ha voluto quell’organizzazione si è arrivati a questo risultato. L’Arcigay esisteva già come sigla ma non come organizzazione nazionale ed era diretta all’epoca da Don Marco Bisceglia (morto nel ’92 e sepolto nel cimitero di Lavello a Potenza). Nell’85 così convincemmo tutti gruppi gay italiani tranne il F.u.o.r.i. a entrare tutti quanti in questa nuova esperienza. Tra l’altro la sigla Arci era già molto nota, così dal nulla si creò un’organizzazione a carattere nazionale. Dobbiamo essere molto grati a Rino Serri (scomparso purtroppo qualche anno fa) e al vicepresidente di allora Pinto che ci diedero il via libera per l’utilizzo di questa sigla conosciutissima. Non c’è italiano che non conosca questa sigla. Un’avventura che ha portato a centinaia di migliaia di persone ad iscriversi alla nostra associazione, volta a tutelare i diritti civili delle persone omosessuali e che ha da sempre ricoperto un grande ruolo politico; grazie all’Arcigay abbiamo contribuito a un sostanziale cambio di mentalità nella società.

Nell’87 hai fondato la Lila (Lega Italiana contro la Lotta all’Aids), con lo scopo di assistere le persone malate di Aids e battersi per la prevenzione della diffusione del virus: come reputi attualmente la situazione della società italiana di fronte a questo problema? Giudichi sufficienti le mosse attuate dal Governo a questo proposito? Sono stati fatti passi avanti dai ricercatori per combattere questa malattia?

Caso vuole che proprio poco tempo fa ho avuto modo di parlare di questo argomento in Consiglio Regionale perché era l’ultimo punto in discussione prima della chiusura estiva. Nel mio intervento ho dichiarato che la situazione rispetto a tanti anni fa è molto migliorata perché il numero di morti è diminuito tantissimo, basti pensare che nel periodo a cavallo tra la fine degli anni ’80 e primi anni ’90 avevamo in Italia circa cinque-seimila morti all’anno a causa di questa malattia. E’stato un periodo veramente tragico. La scoperta di questi medicinali antiretrovirali ha consentito a molte persone non solo di non morire ma di avere una vita quasi normale; il numero di vittime attuali per Aids ora è di 500-600 persone all’anno e questo ha fatto sì che il tema andasse purtroppo in secondo piano. Il problema di oggi è che l’Aids colpisce soprattutto le persone eterosessuali che in molti casi non sanno nemmeno di essere infette in quanto la malattia può comparire anche dopo 10-15 anni dal momento in cui si è contratta. Attualmente abbiamo numerosi individui sieropositivi che nemmeno sanno di esserlo ed è questo il vero guaio. Bisogna sempre fare il test per l’Hiv per la propria sicurezza e verso quella degli altri. Per questo motivo ti dico che in linea di massima passi avanti è vero che ne sono stati fatti ma manca una vera e propria campagna di informazione in quanto si pensa che l’Aids sia una malattia come le altre quando invece non lo è per niente in quanto lo stile di vita di una persona sieropositiva cambia radicalmente, bisogna sempre prendere farmaci giornalieri senza mai smettere e quest’ultimi hanno spesso delle controindicazioni. Nella ricerca sono stati investiti decine di miliardi di dollari per trovare una cura effettiva, ma il rischio tuttora c’è e come dicevo prima manca una vera e propria campagna di prevenzione e d’informazione sulla sessualità e sulle malattie a trasmissione sessuale. Il Governo fortemente legato al Vaticano non promuove campagne sull’utilizzo dell’uso del preservativo, cosa molto importante.

Ti sei sempre battuto per i diritti delle famiglie di fatto e nel ’97 hai fondato la LIFF (Lega italiana Famiglie di Fatto), divenuta successivamente la LINFA (Lega Italiana Nuove Famiglie): quali erano gli obiettivi principali che ti hanno spinto a creare questa associazione?

In Italia non esiste nessuna tutela per chi non vive in una famiglia tradizionale. Noi viviamo una crisi radicale dell’istituto matrimoniale che è vissuto da moltissime persone come un istituto eccessivamente rigido e difficile da sciogliere, con tragedie familiari che sono agli occhi di tutti come ci dice la cronaca quotidiana (basti pensare ai tempi necessari per ottenere il divorzio). In una situazione di questo tipo noi abbiamo cercato di produrre un pluralismo di istituti giuridici in modo tale da lasciare la libertà di scelta, in quanto in Italia manca il cosiddetto liberalismo e il poter essere padroni della propria esistenza. Per questo motivo assistiamo a situazioni drammatiche di conviventi che hanno vissuto tanti anni insieme e non esiste nessun tipo di tutela giuridica verso il membro della coppia nel caso di morte improvvisa dell’altro, tranne quello di subentrare nell’eventuale affitto di una casa perché è l’unica cosa riconosciuta ai conviventi dalla sentenza della Corte Costituzionale. Noi ci batteremo finché in Italia le coppie di conviventi non avranno gli stessi diritti come invece negli altri Paesi della Comunità Europea hanno già da tempo.

Lo scorso 2 agosto ha rappresentato il 31esimo anniversario della strage di Bologna: come commenti l’assenteismo dei membri di Governo a questa triste ricorrenza?

Trovo molto penoso che nessun rappresentante del Governo sia stato presente alla manifestazione qui a Bologna. E’ vero che sarebbe stato fischiato e che c’è una critica e una rabbia verso il Governo molto forte, soprattutto per ciò che ha detto il Presidente dell’Associazione delle vittime della strage bolognesi in quanto non viene ancora tolto questo segreto di Stato e gli incartamenti che riguardano questo episodio. Non dovrebbe mai essere apposto nessun ostacolo all’indagine della polizia e dei giudici e non ci sarebbero mai dovuti essere segreti a proposito di questa tragedia. Sono morte più di ottanta persone e buona parte della verità deve essere ancora scritta. Per questo motivo mi sento di dire che l’assenza del Governo è un pò l’immagine plastica di un’amministrazione statale che non è in grado di dare le giuste e sacrosante risposte ai familiari delle vittime. Vista anche la forte crisi economica che ci ha colpito, sarebbe meglio andare alle elezioni anticipate già il prossimo autunno.

Il Parlamento pochi giorni fa ha bocciato la proposta di legge contro l’omofobia e la trans fobia. Il segretario del PD Bersani e la deputata Paola Concia (che ha subito una aggressione) hanno dichiarato che in questa occasione il centro destra ha scritto una delle pagine più tristi e vergognose della storia repubblicana. Le norme riguardavano la necessità di introdurre nel nostro Paese una specifica aggravante nei casi in cui vengano praticate forme violente di discriminazione nei confronti di persone omosessuali o transessuali, o in condizioni di disabilità, o particolarmente indifese a motivo della loro età. Non è arrivata l’ora che la politica si assuma delle responsabilità e prenda delle decisioni?

Assolutamente sì, quando ero in Parlamento ero membro della Commissione Giustizia ed ero riuscito a far approvare la norma più completa (non una semplice aggravante) come quella attualmente in discussione. Quella del Pd era una norma di mediazione, diversa da quella del partito di cui faccio parte (Idv) che invece prevedeva l’estensione della legge Mancino ai reati motivati dall’orientamento sessuale. L’estensione della Mancino prevede il reato d’odio, cioè la violenza contro gli omosessuali diventerebbe quella che realmente è anche in campo giuridico, un reato d’odio verso una minoranza (qualche milione di persone). In Parlamento però non c’è una maggioranza in grado di votare in questo senso. In Italia manca uno strumento invece presente in Paesi come la Spagna, Francia, Germania, Inghilterra e persino in Romania e cioè di proporre una legge che salvaguardi le organizzazioni delle associazioni degli omosessuali. Dopodiché se la Destra boccerà ancora una volta questa proposta di legge si prenderà le proprie responsabilità, confermando di essere la Destra più chiusa ed ottusa di tutta Europa. Solo alcune flebili voci infatti si sono distinte come Santo Versace che non ha votato le pregiudiziali di costituzionalità, una ventina di parlamentari si sono astenuti tra cui il ministro delle Attività Produttive Romano e Mara Carfagna che invece avrebbe fatto bene a votare contro le pregiudiziali visto che non condivideva il mio pensiero. Torneremo alla carica a settembre in Parlamento, in quanto le persone omosessuali ora sono da considerarsi come persone svantaggiate vista la mancanza di tutela nei loro confronti.

Anche perché i preconcetti nei confronti degli omosessuali sono duri a morire. L’intolleranza (che spesso sfocia nella violenza) è un “modo di agire” che ancora riscontriamo spesso nel nostro Paese. E’ di pochi giorni fa l’ennesimo tentativo di aggressione nei confronti di due ragazzi omosessuali nei pressi di Villa Borghese a Roma, che ci conferma con evidenza estrema che nel nostro paese l’omofobia è una vera e propria emergenza. Oltre il ruolo che dicevamo deve svolgere la politica, cosa possiamo fare noi rappresentanti della società civile per far passare un messaggio di “pace sociale” universale?

Il problema vero è di carattere culturale, in quanto il pregiudizio affonda le sue radici in una cultura millenaria di odio verso la diversità. Ancora una volta sono stati colpiti i “diversi” della situazione. Pensiamo per esempio a quando addirittura gli ebrei venivano fritti in padella. C’è un paesino ligure dove una padella enorme si erge nel centro della città e questa rappresentava il luogo dove veniva ucciso chiunque fosse considerato eretico. Non dimentichiamoci del periodo dell’Inquisizione, si calcola che oltre centomila omosessuali siano caduti per mano della Chiesa. A Bologna l’ultimo omosessuale impiccato dall’Inquisizione è stato nel 1762 in Montagnola. Come dicevo prima, siamo di fronte ad un pregiudizio culturale che viene alimentato costantemente dal Vaticano e dalle forze di Destra. Le giuste campagne di lotta al pregiudizio  sono come quelle fatte sorprendentemente dal ministro delle Pari Opportunità che indicavano l’omofobia come una vera e propria patologia da combattere. Questo concetto ai signori del Vaticano non piace e contestano l’idea e l’uso stesso della parola omofobia. I nemici delle libertà delle persone omosessuali coincidono con i nemici delle libertà individuali e dei diritti civili intesi come questione generale.

Chiudiamo questo capitolo con una sua riflessione sulla tragedia norvegese. In questa occasione si è verificato un iniziale caso di intolleranza, questa volta nei confronti dei musulmani, visto che nelle prime ore il massacro era stato attribuito ad estremisti islamici (e molti, senza aspettare conferme, ci avevano creduto). Borghezio (Lega Nord) per l’occasione ha rilasciato dichiarazioni inneggiando all’odio, alla xenofobia, al razzismo. Questa clima di “odio” finirà mai? In che maniera si può rispondere a certe affermazioni?

Purtroppo la riflessione sul multiculturalismo e sul melting pot sono state funestate dagli atti di questo assassino folle; questo episodio è maturato in un brodo di cultura fatto di gruppi di estrema destra che fomentano come dicevamo prima l’odio verso il diverso. Per questi estremisti  sono tutti alla stessa stregua, che siano islamici e omosessuali. L’odio verso il diverso viene così rappresentato come minaccia verso l’ordine costituito e verso i privilegi dei bianchi. Movimenti xenofobi come la Lega e i gruppi di estrema destra portano poi ad alimentare follie individuali di questo tipo. Se la Lega Nord avesse voluto dare un messaggio chiaro avrebbe dovuto espellere Borghezio e non sospenderlo per soli tre mesi. Il vero pericolo per la democrazia in Occidente è il fanatismo religioso e la rinascita di gruppi neofascisti che dobbiamo combattere con la massima severità. Le dimostrazioni come il Gay Pride rappresentano a mio parere il sale della democrazia e vi partecipano tantissime persone anche eterosessuali proprio per questo motivo.

Quali sono i mali peggiori che colpiscono la società italiana?

Il male principale è la totale assenza di un’etica pubblica, quella che nei Paesi scandinavi rappresenta la vera e propria religione civile: non si passa col rosso, si mette il casco quando si va in motorino, non si buttano le cartacce per terra, si rispettano le regole ma soprattutto si rispetta lo spazio pubblico esattamente come se fosse quello privato di casa nostra. Quest’assenza di etica pubblica nel nostro Paese è legata al fatto che c’è un antistatalismo e un’antipolitica che ha rappresentato l’atto di nascita dello Stato italiano. Per questo motivo abbiamo 200 miliardi di euro di evasione fiscale, 150 miliardi depositati all’estero e sottratti al fisco italiano, un debito pubblico che è il terzo più grande al mondo dopo quello degli Stati Uniti e del Giappone e che blocca di fatto gli investimenti e la crescita del nostro Paese. Silvio Berlusconi ha sempre fatto gli interessi suoi e il male del Paese e ha un gigantesco conflitto di interessi.

Raccontaci qualcosa di inedito su di te che i lettori sono curiosi di sapere. Come è nella vita il Grillini di tutti i giorni? Come ti piace trascorrere il tempo libero? Sei impegnato sentimentalmente?

Sono felicemente fidanzato da due anni con una splendida persona e spero possa durare tutta la vita. Sono figlio di contadini prima e operai poi e non ho mai cambiato il mio stile di vita anche quando sono entrato in Parlamento. Continuo ancora oggi a girare a piedi o in bicicletta o in autobus quando capita. Per chi vuole saperne di più su di me ho scritto un’autobiografia intitolata “Ecce ommo”…

Simone Ciloni