Cesare Lanza, intervista esclusiva al famoso giornalista e autore televisivo: “Internet è il futuro per i mezzi di informazione”

 

INTERVISTA CESARE LANZA– Caro Cesare, lieti di ospitarti su Direttanews. Nel corso della tua lunga carriera sei e sei stato giornalista, scrittore, autore televisivo e regista: da quale di queste esperienze professionali ti senti maggiormente rappresentata?

Sono un giornalista, dalla nascita alla morte. Se la vocazione è vera, non si può spretare: si resta sempre preti, nell’anima e nell’identità. O poliziotto o poeta o criminale o cortigiano e così via. Tutto sommato, per l’imprinting di una vocazione alla nascita non mi è andata male.

A 14 anni hai pubblicato il tuo primo articolo sul “Corriere Mercantile”: chi ti ha trasmesso la passione per il giornalismo..

Nessuno, misteri della chimica e della genetica, del destino.

Conseguito il diploma, sei diventato uno dei giornalisti prima di Tuttosport, successivamente alla Gazzetta dello Sport e per finire ti sei trasferito a Roma per lavorare al Corriere dello Sport: quali sono i ricordi più belli che ti porti di questo periodo? Che effetto ti ha fatto scrivere per le maggiori testate sportive italiane?

Nessun effetto. Il ricordo più bizzarro? Negli anni Sessanta mi fu affidato il primo incarico importante: un’intervista a Pelè, in viaggio di nozze in Italia. Pelè, a Riccione, si chiuse in un albergo e non rilasciò nessuna intervista. Io scrissi la verità, la lunga attesa di fronte alla dependance dell’albergo. Molti giornalisti si inventarono, parola per parola, interviste straordinarie… La televisione per fortuna documentò che Pelè non aveva parlato con nessuno, altrimenti avrei fatto la figura del pirla. Inventare le interviste era un’abitudine abbastanza diffusa, all’epoca.

Nel 1973 ha destato scandalo una tua intervista al grande Indro Montanelli, in cui quest’ultimo ha criticò pesantemente l’operato della direttrice del Corriere della Sera e provocato la cacciata dal giornale del famoso giornalista: dacci un commento più approfondito a questo proposito….

Non era la direttrice, ma l’editrice del Corriere, Giulia Maria Crespi. Il direttore era Piero Ottone. Avevo capito che Montanelli era insofferente e voleva togliersi qualche sassolino dalle scarpe… E ci provai. Lui si sfogò. Provarci sempre dovrebbe essere il motto di ogni giornalista.

Sempre negli anni ’70 hai pubblicato uno dei tuoi romanzi più famosi, Nenè: come facevi a conciliare i tuoi numerosi impegni con le tue passioni? A quale delle opere da te scritte sei più legato o pensi ti rappresenti di più?

Non mi sento legato a niente. Per carattere (“siamo tutti vermetti”) e anche perchè ho scritto cose superficiali, futili. Le cose si fanno non si fanno. Io ho fatto giornalismo.

Dagli anni ’90 hai deciso di indirizzare la tua carriera nel mondo dello spettacolo in qualità di autore televisivo e opinionista: come mai hai voluto intraprendere questo cammino? Se potessi tornare indietro rifaresti la medesima scelta?

Non solo la rifarei, ma cercherei di anticiparla. La televisione è un mezzo più moderno e incisivo. Non fu una scelta, ma un caso. Mi proposero di “svegliare” Domenica In e accettai.

Nel 2007 sei stato l’autore della nuova edizione del varietà Mediaset “Buona Domenica” condotta da Paola Perego: che effetto ti ha fatto raccogliere l’eredità di uno dei mostri sacri della televisione italiana come Maurizio Costanzo?

Non ho problemi di timidezza. Costanzo poi è un amico, mi ha dato buoni consigli.

L’anno successivo dalla tua mente sono stati creati i nuovi reality “La Talpa” e “La Fattoria”: come giudichi questi due prodotti mediatici? In generale che giudizio dai ai reality show, sempre più importanti nei palinsesti televisivi del nostro Paese?

Furono prodotti elaborati da diversi gruppi di lavoro. Io ci misi la mia impronta giornalistica, nè di più nè di meno.  Un vero reality (crudo, legato all’attualità)non è ancora stato realizzato.

Nel 2005, 2009 e 2010 sei stato l’autore del Festival di Sanremo, condotte da Paolo Bonolis (2005 e 2009) e Antonella Clerici (2010): chi tra i due pensi presentatori pensi abbia riscosso più successo dal pubblico italiano e dalla critica? Quale di queste tre edizioni ti ha dato più soddisfazioni professionali?

Tutte e tre le edizioni, per motivi diversi. Il mio compito principale era di trovare gli ospiti imprevedibili, tipo Tyson, Ranja di Giordania, ecc… E di legare il Festival alle esigenze, imprescindibili, dell’attualità.

Sappiamo che sei uno dei maggiori esperti italiani di gioco d’azzardo: raccontaci com’è nata questa tua passione…

Credo che sia un fatto genetico, come sostengono gli studiosi americani. Due miei zii materni mi insegnarono a giocare a poker prima che frequentassi la prima elementare. Il gioco non è un vizio, è istruttivo, andrebbe insegnato a scuola. Si impara a trovare un equlibrio: a saper perdere e a saper vincere.

Sul tuo sito www.lamescolanza.com tratti i temi della cronaca a 360 gradi: pensi che il web sia il futuro per i mezzi di informazione?

Per quel che si capisce adesso, Internet è il futuro assoluto. I giornali di carta diventeranno fogli di opinioni, di nicchia.

Come vedi il tuo futuro (professionale e non) tra dieci anni? Hai ancora sogni e progetti che desideri realizzare?

Mi dispiacerebbe morire prima di aver scritto un libro importante e aver creato un programma innovativo in televisione. Per la curiosità di verificare se riuscirò a farcela, non per paura della morte.

Raccontaci qualcosa di inedito su di te che i lettori e fan ancora non sanno….

Ho paura di non riuscire a leggere tutti i libri che vorrei e però non riesco a leggere libri di più di 50, massimo cento pagine.  E non riesco a capire perchè nonostante l’età e l’aspetto fisico non coinvolgente ancora piaccio a qualche donna. Sono i misteri e le perversioni del cuore femminile.

Simone Ciloni