Roberta Bruzzone, intervista esclusiva alla famosa criminologa. Il futuro: “Sempre sulla scena del crimine e…in viaggio con la mia Ducati”

 

INTERVISTA ROBERTA BRUZZONE – Cara Roberta, lieti di ospitarti su Direttanews. Iscritta all’albo degli psicologi, ti sei specializzata in scienze forensi e psicologia investigativa, diventando una famosa criminologa: cosa ti ha spinto ad intraprendere questo tipo di carriera?

L’interesse verso tutto ciò che deve essere ancora scoperto, svelato, compreso. E’ una passione che mi accompagna da sempre e ha guidato le mie scelte formative sin dalla prima infanzia. Non ho mai desiderato fare altro. Ho sempre avuto un obiettivo molto chiaro di fronte a me e questo mi ha fatto evitare di perdere tempo altrove. Per certi versi la mia, più che una professione che scegli di fare, è una missione che ti sceglie, tuo malgrado e non ti lascia più. E’ un lavoro interessante, appassionante, terribilmente delicato e complesso, che ti assorbe completamente e che richiede sacrificio ed impegno costanti. Non resta molto tempo da dedicare agli affetti ed alla vita privata.

Hai conseguito un percorso di studi e specializzazione negli Stati Uniti: non hai mai pensato di rimanere stabilmente negli States? Che ricordi hai di quegli anni?

Lavorare negli Stati Uniti rappresenta un mio obiettivo professionale che ho ormai raggiunto dal momento che collaboro da anni e sono un Trainer certificato della Sirchie Finger Print Laboratories, l’ente più accreditato negli States per la formazione degli operatori sulla scena del crimine ed il principare fornitore mondiale di prodotti per la criminalistica applicata all’analisi della scena del crimine. Ricordo sempre con estremo piacere ed un pizzico di nostalgia il periodo trascorso in America quando ero ancora una giovanissima studentessa alle prime armi. Da allora torno in America almeno tre volte all’anno per lavoro ed aggiornamento. Sono la mia seconda casa ormai. Sono anche membro dell’American Society of Criminology.

Sei esperta nella valutazione di un tema che ancora colpisce la nostra società come riporta la cronaca giornaliera: la violenza sulle donne. Quali sono a tuo parere le soluzioni possibili per cercare di arginare questo male sociale?

Ammettere la sua esistenza e la sua diffusione è un primo passo fondamentale. C’è ancora troppa gente tra gli  “addetti ai lavori” che sottostima la gravità di queste vicende. E certo aiuterebbe una maggiore incisività da parte dell’Autorità Giudiziaria, troppo spesso latitante o distratta davanti a casi che riguardano donne maltrattate, violentate, perseguitate e abusate nelle forme più atroci. C’è ancora molto lavoro da fare.

Sei stata consulente tecnico di numerosi casi molto importanti come la strage di Erba, l’omicidio di Sarah Scazzi, il caso degli abusi nella scuola materna di Rignano Flaminio e l’omicidio di Meredith Kercher (solo per citarne alcuni): ce n’è uno in particolare tra questi che ti ha creato maggiori difficoltà e turbamenti?

Sono tutti casi molto complessi, ciascuno con delle peculiarità per molti versi uniche nel loro genere. Faccio fatica a stilare una classifica. Ormai sono davvero moltissimi i casi di cui mi sono occupata e li ho affrontati sempre con il massimo impegno.

Come ti spieghi il verificarsi di queste tragedie? I delitti efferati sono aumentati nel corso dell’ultimo ventennio o la percentuale è la stessa? Perché la percezione che abbiamo noi (tramite l’amplificazione prodotta dalla televisione) è di un aumento esponenziale di questi casi…

Non c’è un sostanziale aumento dei crimini violenti in generale, ma un aumento relativo soprattutto per i delitti commessi all’interno della famiglia e della rete di conoscenze più o meno intime. L’Italia è prima in Europa per gli omicidi in famiglia (in media uno ogni due giorni) e nei casi di separazione e divorzi l’assegnazione della casa è la causa scatenante di litigi, anche violenti. In Italia, secondo i dati dell’AMI (Associazione Matrimonialisti italiani  www.ami-matrimonialisti.it), un osservatorio privilegiato su questa tipologia criminologica, si consuma un omicidio in famiglia in media ogni 2 giorni, 2 ore, 20 minuti e 41 secondi. Il movente è passionale nel 25,9% degli omicidi, seguono contrasti personali nel 21,8% dei casi, i disturbi psichici nel 16,15% dei casi, le liti per l’assegnazione della casa coniugale nel 15% dei casi, le ragioni economiche (assegni di mantenimento o restituzioni di somme) nell’8% dei casi. Si registra sempre di più un movente legato a fattori economici e soprattutto all’assegnazione della casa coniugale che oggi sta per diventare il vero “pomo della discordia”, ancor di più di quello dell’affidamento e della gestione dei figli. Le nuove povertà prodotte dalla separazione e la lunghezza insopportabile dei processi sono altre ragioni che contribuiscono a determinare le stragi familiari. E purtroppo si tratta chiaramente di un fenomeno in ascesa nel nostro Paese in proporzione all’aumento di separazioni e divorzi. In altre parole oggi in Italia si muore più in famiglia, nella sua accezione più allargata, che per mafia. E questo scenario merita una profonda riflessione generale.

Quali sono i consigli che daresti ad una donna che vuole ripercorrere il tuo stesso cammino lavorativo? Essere chiamata dalla televisione come esperta nel tuo campo di pertinenza è una soddisfazione, non solo professionale?

Per chi desidera intraprendere la mia carriera suggerisco in primis di laurearsi in Psicologia, ovviamente parlo di laurea specialistica. Per quanto riguarda la televisione, nel mio caso rappresenta esclusivamente uno strumento attraverso cui promuovere le mie “battaglie” professionali. Per me è un mezzo non certo un fine. Ormai rifiuto la maggior parte degli inviti che ricevo per mancanza di tempo e per questioni di opportunità. Non tutti gli spazi tv sono qualificati per parlare di cronaca nera e qualificanti per chi fa il mio lavoro. Soprattutto per me e quei pochissimi che realmente operano sul campo. L’overdose mediatica nel caso di Sarah Scazzi credo sia un chiarissimo esempio di ciò che intendo.

Per risolvere un caso o attingere nuovi indizi hai mai usato la macchina della verità sui sospettati?

No e non credo che ciò avverrà nel futuro.  Anche in America il suo utilizzo è stato fortemente ridimensionato negli ultimi anni. Ritengo molto più importante ed utile l’osservazione comportamentale sul campo, ovviamente quando sai cosa guardare e su quali indicatori concentrarti.

Se non ti fossi affermata in questo campo, che direzioni pensi avrebbe preso la tua vita?

Non saprei. Non ho mai considerato tale possibilità. Mi sono concentrata al massimo per raggiungere il mio obiettivo e ho ancora moltissimi progetti professionali da realizzare. L’importante è avere le idee chiare ed impegnarsi con costanza e dedizione. I risultati arrivano così come le difficoltà. Ma questo fa parte del gioco ed è estremamente stimolante. Almeno per me.

Passiamo ad una domanda sulla tua vita privata. Ti sei sposata lo scorso mese col compagno Massimiliano Cristiano a Genova: raccontaci qualcosa di più sul giorno più bella della tua vita…

E’ stato un giorno molto speciale che ho condiviso con una serie di persone a cui sono molto legata. Un giorno perfetto che ricorderò per sempre. Ho sposato un uomo che amo profondamente e con cui voglio condividere la mia intera esistenza. E mi sono scoperta, mio malgrado, profondamente romantica. Certo, ho personalizzato la cerimonia con l’arrivo in sella alla mia Ducati Diavel, inseparabile compagna di viaggio. Non potevo chiedere di meglio dalla vita. E sono consapevole di essere una persona molto fortunata.

Come vedi il tuo futuro (professionale e non) tra dieci anni? Quali sono i sogni e progetti che desideri realizzare?

Con qualche ruga in più ma sempre di corsa a destreggiarmi tra i miei faldoni, i mille impegni e sulla scena del crimine. E sicuramente viaggerò su una Ducati. Certe persone non cambiano molto col passare degli anni. E io sono tra quelle.

Simone Ciloni