Clima sempre più teso nel Pdl: i vertici del partito cercano di neutralizzare Scajola ed evitare la scissione

Claudio Scajola

VERTICI PDL CERCANO DI FERMARE SCAJOLA – Che il Pdl appaia ogni giorno di più come un partito lacerato da forti contrasti interni non è certo un mistero. Oltre che ad affrontare le scaramucce con la Lega, in partito del premier deve infatti pensare anche alle tendenze secessioniste che arrivano dai suoi stessi membri: primo tra tutti Claudio Scajola, che nei giorni scorsi ha intavolato trattative con le opposizioni e ha addirittura messo in discussione la leadership di Berlusconi, invitandolo a fare un passo indietro. Lo strappo è vicino? Al momento non è dato saperlo. Ciò che è certo è che i vertici del Pdl lo temono, tanto che le contromisure sono già partite: i fedelissimi del presidente del Consiglio ritengono di poter convincere la quasi totalità del gruppetto di 15 deputati radunato dall’ex ministro a non far mancare i numeri al governo e a questo scopo stanno lavorando sia il segretario del partito Angelino Alfano che il coordinatore nazionale Denis Verdini.
La speranza è quella di riuscire a bissare l’esperienza del 14 dicembre scorso, quando la mozione di sfiducia all’esecutivo venne bocciata per un pugno di voti: i dirigenti del Pdl vogliono scongiurare con ogni mezzo il rischio che Scajola possa catalizzare gli insoddisfatti, quindi promettono riconoscenza (leggi ricandidatura) a chi desisterà dal divorzio.
Le spinte separatiste comunque fanno paura alla maggioranza, tanto che quasi certamente al prossimo voto parlamentare, fissato per dopodomani sul ddl intercettazioni, non verrà posta la fiducia, che pure veniva considerata tutt’altro che improbabile fino a qualche giorno fa: il governo si sente in bilico e vuole evitare pericolosi faccia a faccia in un momento in cui l’esito del voto non è affatto certo.

Tatiana Della Carità