Crisi di governo: summit a Palazzo Grazioli, vertici Pdl chiedono dimissioni di Silvio Berlusconi

 

CRISI DI GOVERNO – Di ritorno dal G20 di Cannes, dove ha dovuto convincere i leader europei circa le mosse finanziarie promesse, il premier Silvio Berlusconi deve fare ora i conti con il malcontento generalizzato all’interno del suo stesso partito, che di settimana in settimana perde ‘pezzi’ importanti. Tanto da rischiare di non avere più la maggioranza in Parlamento. Nella tarda serata di ieri a Palazzo Grazioli si è tenuto un vertice tra il Cavaliere, Denis Verdini, Gianni Letta, Paolo Bonaiuti e Angelino Alfano, donde sarebbe scaturita la presa di coscienza di un serio rischio crisi di governo. Tant’è che molti fedelissimi del governo avrebbero richiesto al premier di fare un passo indietro prima che l’intero barcone affondi in vista delle prossime mosse alla Camera, dove il malcontento pidiellino potrebbe sfociare in un crollo della coalizione e smascherare altri ‘voltafaccia’.

Dal canto suo Berlusconi ha detto di voler andare avanti e che convincerà gli scontenti ad uno ad uno: “È tutta gente mia, mi devono guardare negli occhi e dirmi che mi vogliono tradire. Io lo so che sono arrabbiati, è gente frustrata, si rompono le palle a pigiare tutti i giorni un pulsante, ma non hanno un disegno politico. Ci parlerò”. Ma gli interlocutori evidenziano l’eccessivo ottimismo del premier e chiedono un repentino allargamento della maggioranza all’Udc, prima che sia troppo tardi, dato che martedì si voterà il Rendiconto dello Stato, poi probabilmente partirà una mozione di sfiducia. Da oggi a lunedì il Presidente farà le sue telefonate ai frondisti e qualora i numeri dovessero dargli torto potrebbe anche decidere di dimettersi, dal momento che la piena dei ribelli sta sconquassando ogni argine posto dai suoi uomini più vicini. In fondo, pur con le dimissioni spontanee, il Cavaliere continuerebbe a essere il regista di un nuovo governo a maggioranza Pdl, guidato da Mario Monti o Gianni Letta, a cui il Terzo Polo sarebbe sensibile ai richiami. Ma se decidesse di andare allo scontro per il centrodestra potrebbe essere la fine, così come nel caso di elezioni anticipate. Una via alternativa alle sue dimissioni non sembra percorribile,

 

Luigi Ciamburro