Governo sempre più debole: il destino di Berlusconi è nelle mani di sedici deputati

Silvio Berlusconi

GOVERNO: DESTINO BERLUSCONI DIPENDE DA 16 DEPUTATI – Sono trascorsi tre anni e mezzo da quando il governo guidato da Silvio Berlusconi ha vinto le elezioni. Non è la prima volta, certo, ma sin dai primi mesi si è intuito che questa legislatura sarebbe stata diversa dalle altre. I contrasti in seno alla maggioranza sono iniziati presto, aumentando gradualmente: inizialmente solo qualche commento seccato, poi un brusio di disapprovazione e infine le critiche e gli attacchi a viso aperto culminati nel memorabile litigio tra Berlusconi e il presidente della Camera Gianfranco Fini. E’ proprio in questo litigio che si può individuare il punto di non ritorno per l’esecutivo, poiché da questo momento in poi il dissenso all’interno del governo non ha fatto che crescere: ai problemi derivanti dalla fuoriuscita dei finiani, confluiti nel nuovo partito Fli, si sono aggiunti quelli con la componente leghista. Berlusconi si è infatti scontrato con Bossi e con i suoi su più di una questione: trasferimento dei ministeri al nord, questione immigrazione e riforma delle pensioni sono solo alcuni esempi.
A questo quadro già complesso si sono aggiunte di recente anche le spaccature all’interno del Pdl, con l’ex ministro Claudio Scajola e alcuni parlamentari a lui vicini che, fatto inedito all’interno del partito del presidente del Consiglio, sono arrivati a chiedere apertamente un passo indietro da parte di quesllo che fino a poco tempo prima veniva difeso a spada tratta come il leader indiscusso.

L’esecutivo, pertanto, in questi anni è stato completamente assorbito da problemi interni, che hanno fatto perdere di vista ai suoi componenti quello che dovrebbe essere il loro incarico principale: governare. Questo ha portato, tra le altre cose, alla mancata applicazione delle misure anti crisi più volte promesse, cosa che oltre a causare un progressivo peggioramento delle condizioni economiche italiane ha indotto il Fondo monetario internazionale a disporre un’operazione di monitoraggio dell’applicazione dei provvedimenti annunciati che si configura come una sorta di commisariamento.

In questo momento la situazione è particolarmente critica, perché, anche se Berlusconi nega, sono sempre di più le voci all’interno della maggioranza che gli chiedono di rassegnare le dimissioni e in queste settimane la compagine governativa ha subito una vera e propria emorragia di deputati: i numeri, già risicati, ora rischiano di essere insufficienti per la sopravvivenza dell’esecutivo e il futuro di Berlusconi come premier appare appeso a un filo. Il destino del governo dipende da una manciata di voti che, stando agli ultimi calcoli, dovrebbero essere sedici: tanti infatti sono al momento i deputati che appaiono esitanti in merito ad un’eventuale fiducia da votare sulle misure anti crisi. Questi si dividono tra quelli che non escludono di poter sfiduciare Berlusconi (come Fabio Gava, Giustina Destro, Calogero Mannino e Luciano Sardelli) e quelli che invece non si pronunciano: tra questi ultimi figurano anche Giorgio Stracquadanio (che fino a poche ore fa sembrava leale al premier fino alla morte), Michele Pisacane, Pippo Gianni e Guglielmo Picchi.

Tatiana Della Carità