Crisi: in arrivo il maxiemendamento alla legge di stabilità, niente licenziamenti facili

Senato

MAXIEMENDAMENTO LEGGE STABILITA’ – Con la concitazione a cui ormai siamo abituati da qualche mese, in merito al varo di provvedimenti economico-finanziari, anche il maxiemendamento alla legge di stabilità verrà approvato in tutta fretta entro questa settimana. La situazione di incertezza e il tonfo della borsa di ieri con lo spread Btp-Bund che ha raggiunto livelli drammatici, sopra quota 550 punti base, hanno costretto ad una precipitosa accelerazione dell’iter parlamentare del ddl di stabilità. Circostanza che porterà alle effettive dimissionidel Presidente del Consiglio Berlusconi già in settimana.

Il maxiemendamento, adottato dal Governo lo scorso due novembre, in seguito alle pressioni dell’Unione Europea per le riforme anticrisi, è arrivato oggi alla commissione Bilancio del Senato. La commissione lavorerà fino a domani, quando il provvedimento passerà all’esame dell’Aula di Palazzo Madama, che dovrebbe approvarlo in giornata, mentre sabato ci sarà il via libera definitivo della Camera. Lo stesso sabato 12 novembre dovrebbero essere formalizzate le dimissioni annunciate da Berlusconi martedì 8 novembre, mentre domenica si apriranno le consultazioni per la formazione di nuovo governo, sotto la guida sempre più probabile di Mario Monti.

Le misure contenute nel maxiemendamento riguardano le dismissioni immobiliari e dei terreni statali, la liberalizzazione dei servizi pubblici locali (e qui sorge il problema della gestione del servizio idrico, visto che la maggioranza assoluta degli italiani ha votato al referendum dello scorso giugno per la gestione pubblica), la riforma delle professioni con l’abrogazione delle tariffe minime, nuovi aumenti per le accise della benzina, l’introduzione della mobilità per gli statali, la possibilità di una sorta di cassa integrazione all’80% dello stipendio. In merito al tema scottante del lavoro, il maxiemendamento prevede nuove misure sull’apprendistato e quelle per favorire l’occupazione delle donne e dei giovani, mentre non sono previste misure sui licenziamenti facili. Sull’altro “fronte caldo”, quello delle pensioni, l’età per andare in pensione verrà portata a 67 anni.

Redazione