Motivazioni sentenza ThyssenKrupp: l’amministratore delegato non fece deliberatamente nulla per la sicurezza

SENTENZA THYSSENKRUPP – Sono state rese note oggi le motivazioni della sentenza con cui la Corte d’Assise di Torino, lo scorso aprile, ha condannato a 16 anni e sei mesi di reclusione l’amministratore delegato della ThyssenKrupp, Herald Espenhahn, per la morte dei sette operai dell’azienda che persero la vita nel terribile rogo che il 6 dicembre 2007 colpì lo stabilimento di Torino. Espenhahn è stato condannato per omicidio volontario con dolo eventuale.

I giudici hanno spiegato che l’amministratore delegato del noto gruppo tedesco di acciaierie decise di “non fare nulla” per la messa in sicurezza e la prevenzione degli incendi nello stabilimento torinese. Sulla base di questo fatto i giudici motivano la condanna per omicidio volontario. “Una scelta sciagurata”, l’hanno definita i giudici della Corte d’Assise, determinata da ragioni di “carattere economico nell’interesse non suo personale (di Herald Espenhahn ndr), ma dell’azienda”.

Per la Corte di Assise di Torino, l’amministratore delegato della Thyssen merita, comunque “il minimo della pena” prevista per il reato di omicidio volontario, perché ha risarcito i familiari delle vittime e ha riconosciuto, in sede processuale, lo “stretto controllo” che esercitava sullo stabilimento di Torino, in virtù del “suo ruolo di datore di lavoro”, che lo ha portato a decidere di “non effettuare alcun intervento di ‘fire prevention'” (prevenzione antincendio). Herald Espenhahn, pertanto era “consapevole delle sue responsabilità” e lo ha confermato durante l’interrogatorio in aula. Pertanto, gli sono state concesse le attenuanti generiche, insieme a quelle per il risarcimento, che hanno determinato la sua condanna alla pena di sedici anni e sei mesi di reclusione.

 

Redazione

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