Luigi Schettini, intervista allo scrittore di ‘Giallo Zafferano’: “Scrivere thriller per me è una vocazione”

Copertina di 'Giallo Zafferano'

 

 

INTERVISTA ESCLUSIVA LUIGI SCHETTINI – Ciao Luigi piacere di conoscerti e benvenuto su Direttanews. Nonostante  la giovane età sei al tuo secondo libro intitolato ‘Giallo Zafferano’:  di cosa parla?          

“‘Giallo Zafferano’ è un romanzo thriller molto realistico, forse il più reale che abbia mai scritto. E’ ambientato principalmente nella periferia sud di Roma, dove sono cresciuto e vivo tutt’ora e che nella storia fa da sfondo ad alcuni avvenimenti agghiaccianti. Un adolescente viene rinvenuto crocifisso al cancello principale dell’istituto che frequenta, e da quel momento, quel fatto così insolito e tremendo, fa sì che un suo coetaneo, Tiziano Savina, inizi a seguire le indagini per conto suo, all’oscuro dai Carabinieri. In parallelo parla anche del furto dei fiori di zafferano, una spezia importante nel settore commerciale.

Per quale motivo hai deciso di intitolare il libro “Giallo Zafferano”?

“Il titolo è arrivato per caso. In un primo momento il romanzo si sarebbe dovuto chiamare “La periferia cieca”, poiché, come spiego nel libro, la periferia si rifiutava di vedere ciò che stava accadendo sotto i suoi occhi. In questo caso ‘non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere’. Poi invece ho pensato che “Giallo Zafferano” potesse essere più diretto e più consono poiché rappresentava  un assemblaggio di significati che incorniciavano perfettamente l’anima profonda della vicenda e dei suoi elementi”.

Perché la scelta di scrivere un thriller? E’ il genere che più ti appassiona?

“Quella di scrivere thriller non la reputo una scelta, ma piuttosto una vocazione. E’ il genere che prediligo, sia nel cinema che nella letteratura. Fondamentalmente sono una persona molto impressionabile e poco coraggiosa, e scrivere storie caratterizzate da una certa aurea di suspense e terrore mi aiuta senz’altro ad esorcizzare le mie paure”.

Il “giallo” inizia con il ritrovamento di un cadavere crocifisso. La religione è la chiave di lettura preponderante per poter interpretare al meglio le dinamiche contenute all’interno del volume?

“Il fatto di aver usato la crocifissione come modus operandi del primo omicidio non ha nulla a che vedere con la religione, la quale non è dunque la chiave di lettura del romanzo. Volevo impressionare il lettore in quel momento ed utilizzare una forma di tortura poco ortodossa e piuttosto sadica e macabra. Penso di esserci riuscito”.

Perché hai deciso di ambientare l’opera tra l’Italia e la Francia? E cosa ti ha spinto ad utilizzare le citazioni di Arthur Rimbaud?

“Ho voluto ambientare questo romanzo in Italia, o meglio, nella periferia sud di Roma, per un discorso affettivo. Come già detto, ci sono cresciuto e dunque è stata forte la volontà di utilizzare un luogo così familiare per costruirci una vicenda del genere.  Inoltre è difficile che  tali quartieri  appaiano in film o libri. Nel mio piccolo, ho deciso io di fare questo omaggio. Marsiglia, invece, mi è rimasta impressa grazie ad un videogame  interattivo di strategia, (Broken Sword), nel quale è possibile ammirare una sorta di molo che mi ha fatto scegliere la città come  luogo per  lo smistamento via mare dei fiori di zafferano rubati. La scelta di  porre ‘Le Dormeur du val’ di Rimbaud come introduzione è dettata dal fatto che il protagonista, in  un determinato momento, si trova come catapultato con i ricordi verso  questa poesia”.

Nei dialoghi utilizzi sovente l’uso del dialetto romanesco per far interagire i personaggi. E’ una scelta dettata puramente dal fatto che il romanzo è ambientato nella capitale o c’è una ricerca di un linguaggio che si discosta da quello “ufficiale”?

“Ho reputato originale utilizzare un linguaggio gergale romanesco che caratterizzasse i dialoghi fra i vari personaggi della vicenda, a differenza della narrazione,  proprio per rendere il tutto più veritiero possibile”.

Nei ringraziamenti citi Asia e Dario Argento e Manuela Villa. In che modo sei riconoscente a questi personaggi?

“Si tratta di tre artisti che stimo, che seguo e che ho incontrato più volte. In particolare grazie a Dario Argento e al suo cinema ho maturato fortemente la passione per questo genere”.

Progetti per il futuro? Hai già in mente di scrivere un altro libro?

“Sono sincero, a volte mi spaventa pensare al futuro”. Perché? “Perché ho svariati desideri e progetti custoditi calorosamente nel cassetto ed ho sempre paura di non riuscire a tirarli fuori di lì.  Ho già completato il terzo romanzo e momentaneamente sono impegnato nella stesura del quarto.  Una delle  cose che spero vivamente è quella di vedere prima o poi  i miei romanzi trasportati sullo schermo. Chissà davvero cosa avrà in serbo per me il futuro. Magari ne riparleremo presto”.

Per chi non ti conosce (vista soprattutto la giovane età), ci puoi descrivere in poche battute chi è Luigi Schettini?

“Mah, credo di dover ancora trovare una risposta adeguata ed esaustiva a tale quesito. Sicuramente una persona fondamentalmente timida e molto spesso insicura, fobica, sognatrice, lunatica, ansiosa, loquace e c’è chi dice anche logorroica. Nel contempo non rinuncio a riconoscere la mia vena artistica e a sottolineare la mia vasta creatività. Sicuramente sono una persona che continuerà a scrivere e a nascondere il proprio pensiero tra le righe dei suoi libri. Ringrazio per l’occasione la casa editrice ‘Arduino Sacco Editore’ che ha creduto in me investendo sulla mia opera senza la richiesta di contributo economico e Serena Cendron che ha curato la copertina di ‘Giallo Zafferano’”.

 

Luca Bagaglini

 

Di seguito il trailer del libro