Spagna: occupati due nuovi edifici in seguito allo sgombero dell’Hotel Madrid

 

SPAGNA – In seguito allo sgombero dell’Hotel Madrid, i membri del gruppo 15-M si stanno adoperando per cercare nuove dimore agli sfrattati che in esso erano ospitati. Due gli immobili scelti, al numero 25 di Via dei Tre Pesci nel centro della città e in Via Toledo, occupati martedì 6 dicembre in seguito alla manifestazione svoltasi nella serata di lunedì per protestare contro lo sgombero dell’Hotel che ospitava famiglie senza fissa dimora. Nel primo edificio, sul cui balcone è stato affisso un lenzuolo che recita “Uno sgombero, due occupazioni. Solidarietà Hotel Madrid”, si sono già installate varie famiglie; qui si sono riuniti la sera di martedì alcuni simpatizzanti del movimento 15-M, assieme a uno dei cinque proprietari e ad alcuni agenti di Polizia.

Risultato dell’incontro è stato un accordo tra gli occupanti e il rappresentante dei proprietari che prevede che le famiglie possano restare nell’immobile per un mese, ma non sarà loro concesso di effettuare modifiche. A permettere l’accesso all’edificio un ragazzo di 27 anni di nome Javier, che vive vicino all’immobile abbandonato da 20 anni; mosso dalla rabbia per gli eventi dello scorso 5 dicembre si è infiltrato nel locale attraverso una finestra rotta al primo piano e lo ha occupato in favore delle famiglie sfrattate da via Carretas, affinché “possano avere un altro posto dove vivere”. Impossibile l’accesso per i giornalisti, dal momento che l’ingresso principale è stato bloccato con delle catene.

A scegliere chi potrà risiedere nell’edificio sono stati i membri della Commissione di Abitazione del 15-M; Tess, educatrice sociale di 26 anni appartenente al gruppo, spiega: “Si tratta di scegliere le persone più responsabili che abbiano la volontà di lavorare nella comunità e migliorare la propria vita”. Le difficoltà che derivano dalla convivenza tra persone che “vivono con codici diversi” continua la donna, possono diminuire se si selezionano con criterio i candidati ad occupare gli immobili, evitando di concedere tale possibilità a coloro che “si credono in diritto di avere una casa, ma non sono disposti a lavorare”. Gli indignados, convinti che il problema della mancanza di dimora possa essere risolto, continuano dunque la loro lotta attraverso l’occupazione di vari edifici nella città.

 

 

Sveva Valenti