Barcellona, bloccato un tentativo di sfratto dalla PAH: sono 109 in tutto finora

Barcellona

BARCELLONA SFRATTO PAH – Nella mattinata del 13 dicembre è stato bloccato a Barcellona un tentativo di sfratto, grazie alla pressione popolare. Il quartiere teatro del mancato sgombero è quello di Ciutat Meridiana, il più a nord della città, costruito tra il 1960 e il 1970 per accogliere il crescente numero di immigrati provenienti dall’America del sud; tra di loro anche il protagonista della vicenda, Jaime Abelardo Cadena. L’uomo, un ecuadoriano di 45 anni, al suo arrivo a Barcellona dieci anni fa comprò un appartamento all’esorbitante prezzo di 255.000, grazie ad un prestito concessogli dall’agenzia immobiliaria.

Da un anno e mezzo, a causa della perdita del lavoro e della mancata ricezione del sussidio di disoccupazione, Cadena, padre di tre figli di età compresa tra i 15 e i 22 anni, ha smesso di pagare i 1.400 euro mensili. Impossibili i tentativi di mediare con la banca CatalunyaCaixa, che esige il pagamento di 170.000 euro.

Quando lasciai l’Ecuador 10 anni fa non stavo male, ma venni in Europa per dare un futuro migliore ai miei figli, mai avrei pensato che sarei caduto in rovina, in mezzo alla strada e senza una casa, che non riuscirò mai a pagare”. Una storia come tante quella di Cadena, vittima di un tentativo di sfratto bloccato dal Comitato per le Vittime dell’Ipoteca (PAH), radunatosi in strada durante l’operazione.

L’avvocato dell’associazione, Montse Hernando, ha evidenziato come poco meno di un mese fa la città era stata dichiarata libera dagli sfratti e come sia stato fatto tutto il possibile per evitare che venisse portata a termine l’operazione, con l’impegno dei “servizi sociali, l’ufficio per la casa e il municipio”. La PAH ha finora bloccato 109 tentativi di sgombero, includendo quest’ultimo.

L’uomo, visibilmente commosso, è uscito in strada per ringraziare i manifestanti che si sono battuti per la sua causa, chiedendo “all’amministrazione e alle banche che si rendano conto che se la gente non può pagare non è per sua volontà; non è che non vogliamo, è che non possiamo perché siamo disoccupati.”

Sveva Valenti