Chi era Kim Jong-il, “Caro Leader” nordcoreano

Kim Jong-il

KIM JONG-IL – Come si è appreso in queste ore dai media statali nordcoreani, è stato un infarto a stroncare Kim Jong-il, all’età di 69 anni. Per l’occasione sono stati indetti dodici giorni di lutto nazionale.

Ma chi era l’uomo che per diciassette anni ha guidato con il pugno di ferro la Corea del Nord? Per far capire il ruolo svolto da Kim sulla scena nazionale, è essenziale sottolineare che uno dei pilastri del suo governo è stato il culto della personalità, caratteristica che il dittatore aveva in comune sia con suo padre, Kim Il-sung, presidente nordcoreano dal 1972 al 1994, che con altri leader asiatici comunisti.
Sin dagli anni Ottanta Kim è riuscito a concentrare il potere nelle proprie mani, nonostante suo padre fosse ancora in carica. La sua scalata al potere è iniziata a metà degli anni Sessanta con l’assegnazione dell’incarico di capo sezione per il Comitato centrale del Partito del Lavoro (che, di fatto, costituiva e ancora resta l’unico partito del Paese). L’influenza e il potere di Kim sono cresciuti ulteriormente dopo il sesto congresso del Partito, alla fine del 1980, da cui la sua posizione politica è uscita decisamente rafforzata: è infatti proprio da questo momento che si inizia a vedere in Kim l’uomo giusto per guidare il Paese. Nel 1991 quello che verrà soprannominato “Caro Leader” è diventato comandante supremo delle forze armate per poi assumere, tre anni più tardi, la carica di Supremo Leader della Corea del Nord.

In questi anni Kim, da sempre favorevole all’unificazione delle due Coree, ha cercato più volte di avviare negoziati con Seoul ma di recente i rapporti tra i due Paesi hanno vissuto momenti piuttosto tesi. Kim ha avuto, ovviamente, ottime relazioni con altri governi dittatoriali, in particolare quelli di ispirazione comunista come nel caso della Cina, di Cuba e del Venezuela. Ma i pessimi rapporti con i Paesi occidentali e in particolare con gli Usa hanno mantenuto la Corea del Nord in una condizione di forte isolamento internazionale, anche perché la dittatura che regge il Paese è particolarmente rigida e secondo quanto è emerso dalle ultime indagini la situazione sul fronte dei diritti umani è a dir poco disastrosa. I nordcoreani devono infatti rispettare severissimi limiti in ambito politico economico e secondo numerose testimonianze nel Paese sarebbero anche presenti campi di progionia in cui i detenuti vengono sottoposti a lavori forzati e torture.

Tatiana Della Carità