Assicurazioni: stop dalla Corte di giustizia dell’Ue alle discriminazioni fra uomo e donna

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ASSICURAZIONI DISCRIMINAZIONI SESSO – La sentenza storica pronunciata lo scorso marzo dalla Corte di Giustizia europea non lasciava alcun margine di interpretazione ed emanava un ordine perentorio: basta alla discriminazione tra i sessi da parte delle compagnie di assicurazione. Detto, fatto, verrebbe da dire. Come da sentenza, infatti, l’obbligo di tariffe unisex per le assicurazioni è entrato oggi ufficialmente in vigore, mettendo fine alla disparità di trattamento fra uomini e donne nel calcolo dei premi e delle prestazioni nei contratti d’assicurazione. La Commissione europea ha adottato questo giovedì una serie di linee guida che dovranno consentire alle compagnie di assicurazione di applicare correttamente la sentenza della Corte e garantire la parità fra i sessi, adeguandosi in tal modo alla direttiva comunitaria n. 113 del 2004, che prevede il divieto di discriminazione fondato sul sesso per quanto riguarda l’usufrutto e l’erogazione di beni e servizi (divieto che è fra l’altro sancito anche dall’articolo 3 della nostra Costituzione).

La commissaria europea alla Giustizia, Viviane Reding, aveva già incontrato lo scorso settembre i rappresentanti delle principali compagnie di assicurazione europee, al fine di analizzare le misure necessarie alla loro messa in conformità rispetto alla legislazione europea. “Spetta ora al settore assicurativo garantire una graduale transizione verso la parità di trattamento tra donne e uomini, la Commissione vigilerà, ed è probabile che le compagnie di assicurazione che adottano per prime una tariffa unisex abbiano un vantaggio concorrenziale sul mercato”, ha sottolineato la commissaria, manifestatamente ottimista sull’impatto della sentenza nelle differenti realtà europee.

L’entità del premio assicurativo, cioè la somma che il cliente di una compagnia di assicurazione paga per ottenere la dovuta copertura assicurativa, è soggetto a numerose variabili suscettibili insieme di determinare il tasso di rischio che la persona assicurata ha di incorrere in un determinato incidente. Finora, il genere ha fatto parte dei criteri utilizzati dalle compagnie di assicurazione per determinare l’ammontare del premio assicurativo, il che ha permesso alle compagnie di assicurazione di far pagare un premio più elevato ai giovane e prudenti automobilisti per il semplice fatto di essere uomini. A seguito della sentenza della Corte di Giustizia europea, entrata oggi in vigore, ciò non sarà più possibile: i premi dovranno basarsi esclusivamente sul comportamento del singolo al volante, a prescindere dal sesso di appartenenza.

 

Le linee direttive pubblicate dalla Commissione precisano comunque che alcune differenze fra uomini e donne in materia di premi assicurativi rimarranno in vigore, in quanto basate su criteri oggettivi attinenti allo stato di salute, tutti compatibili con la legge. La sentenza, infine, non vedrà in alcun modo le donne pagare sempre gli stessi premi degli uomini, perché essa non incide sulla possibilità di avvalersi di numerosi altri fattori di determinazione del rischio.

 

Flavia Lucidi