14 gennaio 1953: Tito diventa presidente della Jugoslavia

Tito

14 GENNAIO 1953: TITO PRESIDENTE JUGOSLAVIA – Josip Broz, meglio noto come Tito, è stato il principale protagonista della storia politica della Jugoslavia dalla Seconda Guerra Mondiale fino alla dissoluzione del Paese stesso.

Nato nel 1892 nell’attuale Croazia, il dittatore dei Balcani combatte in Russia durante il primo conflitto mondiale per poi, dopo un periodo di prigionia, unirsi ai bolscevichi in rivolta contro il potere zarista. Nel 1920 torna in Jugoslavia ed è tra i fondatori del Partito comunista (Kpj), che però viene messo al bando nel giro di pochi mesi. E’ alla metà degli anni Trenta che, dopo varie esperienze come sindacalista, adotta il nome di battaglia di Tito e viene nominato segretario del Partito dal dittatore russo Josif Stalin. In seguito allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, la Germania di Hitler costringe la Jugoslavia a firmare il Patto Tripartito nel marzo del 1941, tuttavia nel giro di pochi giorni si verifica un colpo di Stato che porta alla rottura del trattato e alla sottoscrizione di un patto con l’Urss di Stalin. Ad aprile, quindi, i soldati tedeschi e italiani attaccano la Jugoslavia: Tito, che a luglio si pone al comando del movimento di resistenza all’invasione nazifascista, riesce a respingere le truppe dell’Asse anche grazie all’aiuto dell’Armata Rossa sovietica.

Al termine della guerra Tito costituisce la Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia: inizialmente ne diventa primo ministro poi, il 14 gennaio 1953, assume la carica di Presidente della Repubblica, che mantiene fino alla morte. La Jugoslavia aderisce al Cominform (la rete informativa che lega i partiti comunisti europei) tuttavia il generale rifiuta di concedere a Stalin quella supina obbedienza che gli altri leader dell’Europa orientale mostrano all’Urss: questo atteggiamento, naturalmente, provoca non pochi dissidi tra i due dittatori, fino a portare il generale jugoslavo a farsi principale esponente del gruppo dei Paesi non allineati nel quadro della Guerra Fredda.

Questo comunque non significa che la sua linea sul piano interno sia più morbida rispetto a quella sovietica: Tito instaura una vera e propria dittatura, caratterizzata da un forte culto della personalità e da un pesantissimo clima repressivo. Nel corso degli anni il generale si rende responsabile di una lunga lista di crimini contro l’umanità, tra cui i massacri delle foibe ai danni degli italiani di Istria e Dalmazia e gli omicidi di numerosi oppositori politici, internati in campi di concentramento. Secondo alcuni studiosi, il regime di Tito avrebbe provocato la morte di oltre un milione di jugoslavi dalla fine della guerra agli anni Ottanta.

Tito muore nel 1980: dopo la sua scomparsa le spinte indipendentiste e nazionaliste delle diverse popolazioni confluite nella Jugoslavia si moltiplicano, fino a sfociare nelle guerre che porteranno alla disgregazione del paese.

Tatiana Della Carità 

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