Elezioni presidenziali in Finlandia: il razzismo al centro del dibattito ad una settimana dal voto

Sauli Niinistö

ELEZIONI PRESIDENZIALI IN FINLANDIA – C’è un problema razzismo in Finlandia? E se c’è, come si può combatterlo? Il rapporto tra finlandesi e stranieri ha monopolizzato un dibattito televisivo dove gli otto candidati alla poltrona di Presidente della Repubblica hanno espresso le loro opinioni, cercando di guadagnare il più possibile. Il primo turno elettorale è ormai dietro l’angolo: si vota domenica prossima e se (come pare probabile) nessuno otterrà la maggioranza assoluta, il ballottaggio decisivo andrà in scena il 5 febbraio.

Razzismo, dunque. Racconta il quotidiano Helsingin Sanomat che nel corso del dibattito i riflettori se li sono presi Timo Soini (leader dei Veri Finlandesi), Eva Biaudet (scelta dal Partito Popolare Svedese) e Paavo Arhinmäki (che guida l’Alleanza di Sinistra). Non è un caso che siano stati loro tre a giocare un ruolo da protagonisti, visto che rappresentano partiti che hanno idee molto polarizzate in fatto di stranieri e immigrati. I Veri Finlandesi ormai da anni chiedono regole più severe in fatto di immigrazione; l’Alleanza di Sinistra tende invece a una posizione più accogliente; il Partito Popolare Svedese ha nel suo dna la difesa delle minoranze, anche se quella svedese è una presenza ancora massiccia in Finlandia.

Timo Soini ha detto che secondo lui la xenofobia non è aumentata: ne è prova il numero pressoché invariato di reati a sfondo razziale. Stessa opinione per Sari Essayah, il candidato della Democrazia Cristiana, e per Paavo Väyrynen (Centro), secondo il quale non c’è un allarme razzismo nel paese. Di idee differenti Arhinmäki,la Biaudetma anche Pekka Haavisto, candidato della Lega Verde. Niinistö, lanciato dal Partito di Coalizione Nazionale (e presumibilmente futuro Presidente) ha giocato in difesa, senza esporsi. Cosa che invece non ha fatto Lipponen, l’uomo dei socialdemocratici, che ha attaccato frontalmente Soini: il veterano laburista ha ricordato di essersi gettato in questa corsa elettorale proprio con l’obiettivo di combattere il razzismo.

Un modo questo, per conquistare sul filo di lana qualche voto in più, considerato che Lipponen non è mai stato una figura alla quale i finlandesi hanno guardato come loro presidente. I sondaggi, del resto, dicono che Niinistö può contare sul 37% dei voti, seguito a distanza siderale da Haavisto (8,3%), Väyrynen (8,2%), Soini (7%), Lipponen e Arhinmäki (5%). Gli altri raccolgono molto meno.

 

Antonio Scafati