Strage di Utøya: la polizia norvegese arrivò sul luogo dell’eccidio con 22 minuti di ritardo

L'isola di Utøya

STRAGE DI UTOYA – Errori, ritardi, valutazioni sbagliate. Forse non si spegneranno mai le polemiche intorno all’intervento della polizia norvegese sull’isola di Utøya, il 22 luglio dell’anno scorso, quando Anders Behring Breivik fece strage di giovani socialdemocratici, uccidendone sessantanove. Forse non si arriverà mai a una parola definitiva su ciò che effettivamente sarebbe stato meglio fare. Quel che è certo è che le indagini interne della polizia norvegese mostrano che in quel triste pomeriggio dell’estate scorsa sono state prese alcune decisioni sbagliate.

Un rapporto di oltre 80 pagine redatto dalla polizia della contea di Buskerud (la contea dove si trova l’isola di Utøya) è arrivata alla conclusione che le forze dell’ordine sarebbero potute arrivare sul posto ventidue minuti prima. Il ritardo è stato causato da una serie di decisioni sbagliate. La prima – e forse la più decisiva – è stata quella di non seguire il piano iniziale che prevedeva di imbarcare alcuni poliziotti sul molo di Utvika, a un chilometro circa da Utøya, e spedirli subito sull’isola.

Facendolo, secondo la polizia della contea di Buskerud si sarebbero guadagnati ben sedici minuti. Invece si decise imbarcare altri quattro poliziotti sull’isola di Storøya, circa cinque chilometri a nord: quattro agenti da aggiungere ai sei già saliti a bordo. Col risultato di appesantire notevolmente la barca: e questo ha causato la perdita di altri sei minuti. Si arriva così a quei ventidue minuti forse decisivi: si sarebbero potute salvare vite umane? Il capo della polizia della contea di Buskerud, come riporta il The Foreign, non ha voluto commentare.

 

Antonio Scafati