La Lega ricerca l’unità perduta nella piazza, pace tra Bossi e Maroni

Bandiere della Lega

LEGA NORD IN PIAZZA A MILANO – Nei giorni scorsi sembrava che la proverbiale unità granitica della Lega fosse sul punto di andare in pezzi. Il no di vari esponenti del Carroccio al voto sull’arresto del parlamentare Pdl Nicola Cosentino ha fatto infuriare Roberto Maroni e ha provocato una spaccatura tra sostenitori dell’ex ministro dell’Interno e fedelissimi del leader storico Umberto Bossi. I due sono stati protagonisti di un acceso botta e risposta, per poi fare pubblicamente la pace nella riunione organizzata a Varese il 18 gennaio. Bossi, poi, ha voluto anche omaggiare Maroni con un regalo distensivo, sostituendo Marco Reguzzoni con Paolo Duzzo al vertice del gruppo leghista alla Camera: tra il primo e lo stesso Maroni si era scatenata un’aspra polemica proprio in merito all’arresto di Cosentino.

Oggi la Lega cerca il sostegno della base per tenere insieme i pezzi di un puzzle che appare ancora abbastanza precario e i vertici del partito approfittano della manifestazione organizzata a Milano contro il governo per negare l’esistenza di qualsiasi spaccatura. “La Lega non è mai stata divisa – dichiara il Senatùr ai microfoni dei giornalisti – eravate voi che lo speravate, ma sapevo che non sarebbe successo niente”. “E’ tutto a posto – gli fa eco Maroni – Siamo un partito vivo, vitale, non un partito di cartapesta: mercoledì si è scatenata una grande passione e quella è la Lega che più ci piace”.

Dopo il corteo è arrivato il momento del comizio di Bossi. Il leader leghista si è rivolto prima di tutto all’ex alleato Silvio Berlusconi, invitandolo a “far cadere il governo”. Mentre il Senatùr parlava, i presenti hanno più volte invocato il nome di Maroni e hanno invece fischiato all’indirizzo di Rosi Mauro, già contestata alla riunione di mercoledì scorso.

Redazione online

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