BNP Paribas: la banca che resiste a Standard & Poor’s

Bnp Paribas

BNP PARIBAS E STANDARD E POOR’S – La notizia era attesa da qualche giorno, ma ha destato comunque clamore. Il taglio della tripla A subito dal debito sovrano francese da parte dell’agenzia di rating Standard & Poor’s ha fatto seguito martedì scorso al declassamento di tre colossi bancari francesi, la Société Générale, il Crédit Agricole ed il gruppo BPCE. Pur mantendendo un outlook stabile, i tre istituti di credito hanno visto il loro rating scendere da A+ ad A.

La forbice di S&P ha tuttavia risparmiato il gruppo BNP Paribas, la cui nota di merito è stata posta sotto sorveglianza dall’agenzia di rating americana il 7 dicembre scorso. La banca di Rue d’Antin, diretta dalla fine del 2011 da Jean-Laurent Bonnafé, mantiene dunque la sua doppia A, il quarto miglior voto possibile secondo la scala di valori impiegata da S&P. Il gruppo BNP Parisbas si conferma quindi una delle banche più importanti e più solide in Europa, benché le previsioni di tendenza negative messe in luce da S&P potrebbero condurre ad un prossimo degradamento del suo rating, in risposta anche ad un eventuale ed ulteriore declassamento dello Stato francese.

Come spiegare la clemenza dimostrata da Standard & Poor’s nei confronti di BNP Parisbas? Nel suo comunicato, l’agenzia di rating americana parla di una posizione commerciale “molto solida” e di una liquidità “adeguata” che si accompagnano tuttavia a dei “fondi propri”, ad una “capacità di finanziamento” e a dei “risultati” discreti. Per Christophe Nijadim, analista presso la società di analisi finanziaria Alpha Value, la decisione di S&P si spiega principalmente per il “livello di redditività di BNP, che resta notevolmente superiore a quello dei suoi concorrenti francesi”.

Un altro elemento determinante, secondo Christophe Nijadim, sarebbe il suo rilevante peso economico: prima banca mondiale per la taglia del suo bilancio (circa 2 000 miliardi di euro), BNP Paribas può fare affidamento più di ogni altra banca transalpina sul sostegno dello Stato francese, che la giudica sopra tutte le altre “too big to fail” (“troppo grande per fallire”). L’agenzia di rating americana ha in effetti precisato che il rating delle banche francesi sarebbe di gran lunga inferiore senza il sostegno continuo accordato loro dallo Stato.

 

Flavia Lucidi