Presidenziali francesi: i diritti delle coppie gay al centro del dibattito politico

 

PRESIDENZIALI FRANCESI – A tredici anni dall’adozione dell’unione civile (PACS : patto civile di solidarietà) in Francia, il diritto al matrimonio e all’adozione per le coppie omosessuali fa ancora discutere Oltralpe. La campagna elettorale in vista delle elezioni presidenziali ha fornito alle organizzazioni di difesa dei diritti delle coppie gay l’occasione di rivendicare con urgenza l’istituzionalizzazione del matrimonio omosessuale. Invitati a prendere una chiara posizione al riguardo, i candidati alle presidenziali hanno definito strategie politiche spesso nettamente contrapposte che hanno fortemente influenzato negli ultimi mesi le preferenze di voto dell’elettorato omosessuale.

Nel 2007 Nicolas Sarkozy si era rivolto personalmente alla comunità omosessuale : « La differenza fra l’amore ed il desiderio sta nel fatto che l’amore ha bisogno di un riconoscimento sociale », aveva allora dichiarato l’attuale presidente della Repubblica francese, impegnandosi ad introdurre un « contratto di unione civile » volto a garantire l’uguaglianza delle coppie gay nelle questioni relative alla successione e alla fiscalità. A cinque anni da quella promessa, tuttavia, il contratto in questione non ha ancora visto la luce.

In un’intervista al Figaro magazine realizzata nel mese di febbraio, il Presidente ha affermato di essersi « reso conto » che garantire tali diritti alle coppie gay sarebbe anticostituzionale. «Non sono più favorevole» al matrimonio omosessuale, ha tagliato corto Nicolas Sarkozy. «In questi tempi critici in cui la nostra società ha bisogno di punti di riferimento stabili, non credo sia il caso di mettere disordine in una istituzione sociale essenziale come quella del matrimonio», ha aggiunto il capo di Stato francese.

Il recente no di Nicolas Sarkozy al matrimonio omosessuale ha chiaramente alienato al candidato il favore della comunità gay francese. Secondo uno studio pubblicato dall’Istituto di ricerca di Sciences Po (Cevipof), soltanto il 23% degli elettori omosessuali sarebbe ancora disposto a votare per il Presidente uscente.

 

 

Flavia Lucidi