Paola Rotasso: intervista esclusiva a 360 gradi sul cinema e la musica, le sue passioni professionali

Paola Rotasso

INTERVISTA PAOLA ROTASSOCinema e musica costituiscono un binomio perfetto, un’accoppiata inscindibile e Paola Rotasso ne è l’emblema per eccellenza. Regista di film, cortometraggi e videoclip musicali, unisce l’amore per la musica alla passione per il cinema regalando agli spettatori un’arte conturbante e accattivante. Dopo aver lavorato come assistente alla regia nel film Giallo di Dario Argento e in Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio, opera prima di Isotta Toso, si è lanciata nel mondo discografico, sempre in veste di regista, toccando le vette del successo. Tra un ciak e l’altro, sono riuscita ad intervistarla per scoprire vizi e virtù della sua personalità. Un estro creativo fuori dal comune che vi condurrà direttamente nel mondo dei sogni.

 

Hai carta bianca per descriverti… in tre righe!

Sono una persona piena di contraddizioni. Sono una sognatrice e una pessimista. Sono passionale e confusionaria da un lato e molto pratica e organizzata dall’altro. Passo periodi di iperattività compulsiva e periodi di stasi in cui non riesco a fare nulla. Sono tanto solare, quanto cupa. In certi momenti mi sento superficiale e in altri mi sento profonda. Riesco ad essere tanto leggera e piacevole quanto pesante e insopportabile. Passo da momenti di calma a momenti di follia isterica. Sembrerebbe un quadro un po’ borderline, ma in realtà la convivenza di tutti questi aspetti in me funziona abbastanza bene.

 

Parlaci del tuo ultimo lavoro…

Il mio ultimo lavoro è il videoclip del brano Love is for Losers di Spiral69. È un brano triste e paranoico che parla dell’incapacità di amare. Racconta di due personaggi. Soli. Il personaggio maschile è imprigionato in una casa vuota, grande, alienante insieme ai fantasmi dei suoi ricordi con cui tenta di riconciliarsi senza riuscirci. Come l’anima è insofferente alla gabbia del corpo da cui non può liberarsi, così lui deambula tra le mura di una casa che un tempo era familiare. Il personaggio femminile per lui è solo un ricordo. Lei rappresenta una donna forte, triste, malinconica. Preda della sua nostalgia ci si mostra in tutta la sua umanità, in un climax crescente di disperazione che si conclude in una pacata accettazione dell’assenza della persona amata. L’acqua fa da sfondo unendo i due personaggi nella sua funzione catartica. Insomma, è un video di compagnia ai cuori infranti che non vogliono sentirsi soli nella loro negatività, perché infondo l’amore è un gioco per chi sa accettare di perdere.

 

Se fossi un film, saresti?

Eternal Sunshine for the spotless mind. Ho sempre sognato (come quasi tutti, credo) che ci fosse la possibilità di poter cancellare in una notte tutto ciò riguardo a una persona che ti ha tanto deluso.

 

Il tuo regista preferito?

Ho diverse muse ispiratrici: David Lynch, Tim Burton, Darren Aronofsky, Quentin Tarantino, George Romero, Dario Argento, Walt Disney.

 

Cosa ti piace di più del tuo lavoro?

Il mio lavoro mi piace perché ha la presunzione di poter riuscire ad intrattenere gli spettatori attraverso delle immagini e delle storie generate dalla mia testa. Ha un potenziale infinito.

 

Cosa non sopporti del mondo cinematografico e di quello discografico?

Ci sono molte cose che non sopporto, ma che purtroppo (volendo generalizzare) fanno parte del monto cinematografico: l’ipocrisia e l’arroganza. Le case di produzione che non rischiano più sui propri artisti nazionali impedendo quindi l’affermarsi di una nuova generazione di cineasti. L’assenza, nel cinema nostrano, di molti generi cinematografici. L’assenza (salvo rari casi) di un respiro internazionale e di tematiche universali, i film prodotti in Italia sono fatti per essere visti e capiti dagli Italiani e basta, motivo per cui, a mio parare, negli ultimi trent’anni, raramente un film italiano attraversa il confine delle Alpi. Fortunatamente a volte ci sono delle eccezioni. Per quanto riguarda il mondo discografico credo che siano troppe le band emergenti e di successo che in Italia non hanno il giusto supporto dalle proprie etichette e dalle case discografiche e ciò fa si che molti talenti che potrebbero avere un pubblico più vasto restano a fare la muffa nei locali e nei piccoli circoli delle città italiane.

 

Le qualità di un regista di successo?

Sui set il regista è il trait d’union. È la mente artistica e tecnica che sceglie l’impronta da dare al film (video/corto/spot), è la persona che imposta una linea armonica al lavoro e che deve coordinare nel miglior modo possibile le numerose figure professionali che si muovono intorno al film. Credo che un bravo regista debba innanzitutto essere e saper fare tutte queste cose e in più deve avere altre caratteristiche umane che scavalcano la sfera propria del mestiere sfociando in quella caratteriale: deve essere un leader carismatico, una guida per i suoi collaboratori, deve avere le idee chiare in modo da poter risolvere ogni dubbio dei suoi colleghi, deve essere umile, perché il cinema è un mestiere collettivo in cui ogni singolo è importante al fine ultimo, deve essere tanto innamorato del proprio mestiere in modo da convincere tutti che stanno lavorando per un qualcosa di meraviglioso, deve credere in quello che fa in modo da trasportare e dare ai suoi attori e ai suoi collaboratori gli stimoli giusti per dare il meglio nel proprio ruolo. Deve essere buono e duro al tempo stesso, sapere quando poter essere morbido con le persone e quando invece essere autorevole e imperativo. Oltre ad essere un ruolo bellissimo e importante, penso sia anche il ruolo del set più stressante, perché tutti aspettano da te l’ultima parola su ogni cosa, e tu (anche se a volte ti manca) devi sempre essere pronto a darla.

 

Silvia Casini