Riforma del lavoro, Mario Monti: “Nessuno ha il potere di veto… Articolo 18 discorso chiuso”

Mario Monti (Getty Images)

 

 

MARIO MONTI – Tra governo tecnico e Cgil è rottura irreversibile, seppur domani ci sarà un nuovo incontro con tutte le parti sociali, probabilmente l’ultimo, prima di passare la parola al Parlamento sul tema della riforma del mercato del lavoro. Più che un documento contrattuale ieri è stata eseguita una verbalizzazione delle varie posizioni di accordo e disaccordo e il verbale sarà la base della proposta che sarà presentata al Parlamento. Ma il premier Mario Monti sottolinea che non ci saranno ripensamenti dal momento che “ciascuna delle parti interessate alla riforma del mercato del lavoro ha deciso di fare qualche rinuncia rispetto agli obiettivi iniziali, cercando di lavorare nell’interesse generale, proprio come hanno fatto le parti politiche”.

Secondo il Professore la riforma stilata a Palazzo Chigi, “così strutturale e così in profondità, in linea con le raccomandazioni rivolte all’Italia da Ue e Ocse, possa contribuire a dare prospettive di sviluppo all’economia italiana” e all’occupazione giovanile. Si dice dispiaciuto per il no della Cgil, ma non si dà “a nessuno il potere di veto” e il Parlamento resta l’interlocutore principale.  “Non so se sarebbe stato possibile – ha aggiunto il presidente del Consiglio – avendo il consenso della Cgil avere il consenso delle altre parti, non lo credo”, ma la fermezza della Camusso coincide con l’inflessibilità dell’esecutivo: “Lo scopo del Governo non è conseguire il consenso ad ogni costo, ma di conseguire certi risultati nell’interesse del Paese, dei giovani e dell’occupazione. Il valore civile del dissenso tra la Cgil su una parte della riforma e noi è che tutti e due sentiamo di servire i lavoratori del Paese”.

D’altronde, secondo Mario Monti, la riforma aiuterà a modernizzare il sistema economico-industriale italiano che non sarà più da ostacolo agli investimenti: “Mi aspetto che dalle imprese italiane venga un rinnovato impulso agli investimenti, alla crescita e alla innovazione. Mi aspetto – aggiunge il premier –  passata la fase transitoria, che le imprese raddoppino il loro impegno. Adesso che non hanno più una ragione obiettiva di handicap o alibi dell’avere un trattamento sui licenziamenti diversi da quello vigente nelle altre economie avanzate”.

 

L.C.

 

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