Madrid: rivoluzione anti-rumore nel centro della città

Madrid, Plaza Mayor (Getty Images)

A MADRID SI COMBATTE IL RUMORE – È stato approvato dal Comune di Madrid il divieto di aprire bar in zone rumorose e la dichiarazione di zona di speciale protezione acustica nel Centro della capitale; al contrario di quanto stabilito in precedenza non verrà però anticipato l’orario di chiusura dei locali. Il sindaco Ana Botella ha anticipato che la Comunità di Madrid è disposta a cambiare la legge che riguarda il cosiddetto botellón, ovvero l’abitudine di bere in strada, in modo che le sanzioni imposte non possano essere cancellate attraverso corsi di sensibilizzazione, poiché secondo la Botella si tratta di un metodo inefficace.

Nell’elaborazione della zona di protezione acustica si è seguito lo stesso procedimento adottato per il quartiere di Arguelles, ma le misure adottate sono molto più leggere, poiché la superficie è molto più vasta e l’attività economica dei locali è fondamentale per la città. Rispetto ai sei quartieri coinvolti nel piano approvato per Arguelles nel 2010, il distretto Centro occupa 524 ettari ed ha 150.000 abitanti, comprendendo le principali zone della vita notturna della città: Malasaña, Huertas, Latina e Chueca.

Per la misurazione del rumore si è diviso il centro in tre zone, di contaminazione acustica alta, bassa e moderata. Oltre al rumore del traffico, tanto gli abitanti quanto i negozianti segnalano il problema del botellón; il vicesindaco Miguel Ángel Villanueva a tale proposito ha ammesso che questa pratica di bere nelle piazze e nei parchi è sempre più frequente nella capitale. Sull’argomento si è espressa anche l’Associazione di Impresari dello Svago Notturno, segnalando che “la normativa regionale non è efficace” per risolvere il problema.

Il sindaco Ana Botella nella giornata del 29 marzo ha dichiarato: “Siamo coscienti del fatto che a Madrid abbiamo un problema da risolvere. Abbiamo chiesto alla Comunità due cose, una già è stata approvata e l’altra è in fase di approvazione. In primo luogo che la denuncia e il procedimento sanzionatorio siano messi in mano al Comune. Inoltre abbiamo chiesto che la sanzione si applichi direttamente, senza l’alternativa di svolgere corsi, perché non funziona”.

 

Sveva Valenti