Cina: vasta operazione di polizia per oscurare siti web

LA CENSURA SUL WEB IN CINA – Si sa che la Cina non è tra i paesi del mondo che garantiscono un’adeguata libertà d’espressione, ma forse non sono sufficientemente noti in Italia i livelli di censura che il governo cinese ha innalzato per proteggere la propria “specificità culturale” e per evitare opposizioni sgradite sul web.

Proprio oggi le autorità del grande Paese orientale hanno comunicato i dati ufficiali relativi ai primi mesi del 2012. Solo a partire dalla seconda metà di febbraio fino ad oggi sono stati effettuati 1.065 fermi connessi alle attività di informazione e comunicazione su internet che il governo ha tacciato come illegali e sono stati eliminati dalla rete circa 208.000 note pubblicate e ritenute dannose a livello di controllo sociale.

Il problema della censura sul web in Cina è particolarmente sentito e, sebbene sia difficile testare quanto effettivamente i cittadini cinesi siano coscienti di questa pratica, ci sono stati episodi e reazioni di protesta. Uno di questi è la lettera aperta che è stata inviata alle autorità durante lo scorso ottobre, da parte di 23 esponenti del Partito Comunista aperti alle istanze riformistiche. La lettera, con la quale si dichiara incostituzionale l’opera di repressione della libertà espressiva che attualmente il governo sta portando avanti, chiede che la censura sia allentata e che si favorisca un processo di avvicinamento ai principi democratici secondo i quali ogni individuo ha il diritto ad esprimere la propria opinione.

In particolare, su internet le autorità di controllo agiscono gestendo ben sei gate tramite i quali ogni singolo cittadino è in grado di accedere ai servizi offerti dalla rete globale. Gli stessi provider privati che operano sul web, hanno l’obbligo di effettuare le proprie operazioni filtrandole con gli scudi imposti dal governo. Proprio grazie all’ausilio di questi gate, per il funzionamento dei quali sono impiegati circa 30.000 tecnici in tutto il territorio nazionale, il corrispettivo della polizia postale cinese oscura circa 19.000 siti esteri. Tra questi i più noti sono Facebook e vari altri social network, il portale della BBC e quello di Amnesty International.

 

Redazione online