Morte Morosini, esclusivo Benaglio: “Dov’era il defibrillatore? Perchè i soccorritori hanno interrotto il massaggio cardiaco?”

Piermario Morosini (getty images)

MORTE MOROSINI GIULIANO BENAGLIO – Oggi verrà effettuata l’autopsia su Piermario Morosini, giovane centrocampista del Livorno deceduto lo scorso sabato durante la partita in trasferta con il Pescara; in esclusiva l’opinionista sportivo Giuliano Benaglio ci ha dato un suo commento a questo proposito…

“Il risveglio è di quelli amari; la domenica per me è sinonimo di divertimento e passionalità, significa prepararsi fin dal mattino allo spettacolo che andrà in scena al pomeriggio, la domenica non è un giorno come tutti gli altri. Ma questa non è stata una domenica come le altre.
Moro non c’è più; onore e rispetto a lui, morto sul campo per inseguire un sogno, lui che nella vita ha dovuto anteporre ai propri sogni le esigenze della sua famiglia; è cresciuto rapidamente, è diventato uomo quando i suoi compagni la sera mangiavano al tavolo dei genitori; in silenzio, senza farlo pesare a nessuno. La sua scomparsa prematura durante un’azione di gioco pesa, e non tanto per il rinvio delle partite: pesa perchè non è tollerabile, non è concepibile, non è accettabile, abbiamo vissuto quegli istanti in diretta e la drammaticità ci è entrata dentro, nella pancia, noi italiani siamo fatti così.

Non è una questione “per medici”, come ho sentito ripetermi da giornalisti improvvisati tuttologhi: quello che ho visto sabato in TV e’ stato un surrogato di incompetenza e disperazione: sia chiaro, non sono sicuro, e lo dico subito, che in caso di “soccorso perfetto” il Moro si sarebbe salvato; sono comunque sicuro che le cose, cosi come le abbiamo viste, non dovevano andare! Dov’era il defibrillatore? Perchè i soccorritori hanno interrotto il massaggio cardiaco? Perchè la maglietta del Moro non era stata strappata oppure tagliata oppure sfilata cosi da eseguire un massaggio efficace? Perchè, se e’ vero che il cuore non ha ripreso la sua normale attività, durante le operazioni di salita in autoambulanza si e’ proseguito soltanto con il pallone Ambu? Queste sono nozioni che insegnano durante i corsi di primo soccorso, più o meno approfonditi e lo ripeto, non e’ una questione per medici. Ma soprattutto: cosa facevano le auto di pubblica sicurezza (oltre a quella dei vigili dalle foto in giro per la rete si nota anche un’auto dei Carabinieri) parcheggiate lì, davanti all’ingresso dello stadio? Dicono che era una prassi, ma allora dov’era il responsabile della sicurezza allo Stadio? Come mai la lettiga non si trovava gia’ a bordo campo essendo lo stadio di Pescara dotato di una gigantesca pista da atletica? Perchè tutti quei minuti per aspettare qualcuno oppure qualcosa? Oggi è lunedì, il giorno dopo la domenica diversa dalle altre: aspetto (come credo milioni di persone) i risultati dell’autopsia…perchè? Perchè è giusto sapere e conoscere per poter prevenire sia in campo medico ma non solo; perchè se qualcuno ha sbagliato è giusto che paghi; viste le notizie, ma soprattutto le dichiarazioni da parte di qualche comandante circolate nell’immediato dopo la tragedia, mi sarei aspettato pronte dimissioni in taluni casi oppure costituzioni volontarie da parte di altri “protagonisti” (le dimenticanze in certi casi possono costare la vita) presso gli organi di controllo. In tutto questo, come detto, non e’ stata una domenica come le altre; tuttavia, e’ stata l’occasione per riflettere, per tramutare la tragedia in una lezione di vita per i propri figli magari delusi per una partita, sognata da tempo, che motivi supremi hanno voluto non venisse disputata. Inorridisco davanti a dichiarazioni di tifosi delusi fuori da San Siro sabato pomeriggio (pochi, fortunatamente) che considerano il dramma di Moro identico, per importanza, a quello di una sospensione di una partita di calcio (risposta di un tifoso a precisa domanda posta dall’amico Andrea Longoni, di Telelombardia). I nostri figli si educano anche cosi, magari trovando le parole adatte (certo, non e’ facile) per poter spiegare di come, alle volte, un minuto di silenzio non possa essere sufficiente. Ieri e’ stata la domenica del Moro, in Italia e nel Mondo; non voglio più vivere una domenica diversa dalle altre!”.

Simone Ciloni