Norvegia: attentato del 22 luglio: la sicurezza fu troppo bassa

Anders Behring Breivik a processo (Getty Images)

STRAGE IN NORVEGIA – Era già stato detto, viene riconfermato in attesa del responso delle commissioni d’inchiesta: ma ormai è un fatto che a Oslo la sicurezza intorno agli edifici pubblici lo scorso 22 luglio abbia lasciato molto a desiderare. Consentendo così ad Anders Behring Breivik di attuare praticamente indisturbato la prima parte del folle piano che ha portato alla morte di 77 persone: prima un’autobomba nel centro della capitale, poi la sparatoria sull’isola di Utøya.

Ad ammetterlo è stato anche Ole Peder Nordheim, ex capo della sicurezza dell’edificio del governo. Nordheim, nel corso del processo contro Breivik, ha dichiarato che la sicurezza il 22 luglio non è stata sufficientemente alta. Tutto il personale ai suoi ordini ha fatto un ottimo lavoro, ha spiegato Nordheim, ammettendo però che sarebbe stupido non dire che si sarebbe potuto e dovuto fare meglio. Tanti – troppi? – i passaggi a vuoto: a partire dalle guardie che non si sono accorte che Breivik aveva parcheggiato un furgoncino proprio di fronte al palazzo. Come ha raccontato una guardia di sicurezza sempre nel corso del processo Breivik, quando gli agenti si sono insospettiti era già troppo tardi. Tor Inge Kristoffersen ha raccontato che insieme a un collega stava utilizzando la telecamera di sorveglianza per zoomare sull’auto ma “nel momento in cui abbiamo ingrandito la targa l’automobile è esplosa”. Dentro quel furgone c’erano quasi mille chili d’esplosivo.

Anche dopo gli attacchi Ole Peder Nordheim è rimasto al suo posto, continuando a ricoprire la carica di capo della sicurezza dell’edificio del governo. Ha resistito fino a marzo, poi ha gettato la spugna: ora è in congedo per malattia.

 

Antonio Scafati