Gli islandesi in bilico tra Unione europea e corona

L’ISLANDA E L’UNIONE EUROPEA – Non piace molto agli islandesi l’idea di entrare a far parte dell’Unione europea. Non piace da tempo e continua a non piacere. E così, mentre i governanti dell’isola proseguono i colloqui con Bruxelles, da parte della popolazione arriva l’ennesimo segnale di scetticismo. A nutrire dubbi è il 54% degli abitanti: non un plebiscito ma comunque maggioranza. Un altro 20% dice di avere ancora una posizione non ben definita. Rispetto agli ultimi sondaggi, c’è comunque più di qualcuno che ha cambiato idea: a febbraio i contrari all’ingresso nell’Unione europea erano il 56,2%.

L’Islanda ha avviato i colloqui per l’ingresso nell’Unione europea nel 2010: i temi più caldi sul tavolo sono la pesca (l’Islanda fatica ad accettare vincoli), l’ambiente e l’agricoltura. Entro l’anno prossimo potrebbe arrivare la decisione finale attraverso un referendum popolare. Tutto questo potrebbe anche accelerare il processo per l’adozione dell’euro, visto che a Reykjavík sono alla ricerca di una moneta stabile a cui ancorare una economia tutt’ora in difficoltà. Eppure non è detto che l’Islanda sia così prossima ad abbandonare la corona. Pochi giorni fa il Wall Street Journal si è chiesto se non sia stata proprio la corona a tenere al riparo l’isola dalle turbolenze finanziarie che stanno travolgendo l’Occidente. Non solo: lo scarso valore della corona islandese ha permesso di rendere più competitive le esportazioni. Questo a sua volta ha impedito che la disoccupazione dilagasse e i costi dei servizi esplodessero. Sempre più investitori stranieri, conclude il Wall Street Journal, stanno riguadagnando fiducia nell’Islanda. Quando si tratterà di decidere che strada economica e monetaria imboccare, a Reykjavík ci saranno molte cose da tenere in considerazione.

 

 

Antonio Scafati