Processo Ratko Mladic: il boia serbo dinanzi al Tribunale dell’Aja, 11 capi di accusa per una sentenza a lungo termine

Ratko Mladic all'Aja

 

 

PROCESSO RATKO MLADIC – Ieri mattina è cominciato il processo a carico dell’ex generale serbo-bosniaco, Ratko Mladic, presso il Tribunale penale internazionale dell’Aja, 17 anni dopo il genocidio di 8.000 civili musulmani a Srebrenica, in Bosnia, nel luglio 1995 e dalla fine dell’assedio di Sarajevo, con i suoi 10.000 morti. Braccato in Serbia nel maggio de 2011, l’ex capo militare delle forze serbo-bosniache deve rispondere di due genocidi, cinque crimini contro l’umanità e quattro crimini di guerra, per un totale di 11 capi di accusa , che includono anche il sequestro di 200 caschi blu e osservatori Onu nel 1995.

Mladic, vestito con abito grigio scuro e cravatta, è apparso dimagrito ma di certo non sembra pentito di quanto ha fatto. Con un sorriso latente sul volto insulta Munira Subasic, una delle ‘madri di Srebrenica’ che ha perso marito, il figlio e i fratelli. Il boia serbo l’ha guardata negli occhi e si è passato la ma no sulla gola in segno di sfida, di minaccia, davanti alla corte del Tribunale dell’Aja. Un anno fa era apparso stanco, vecchio, magro e malato; ora, dopo un anno trascorso nelle celle dell’Aja, dotate di televisione, palestra, cure mediche, sembra essersi rimesso in forma.

Il sostituto procuratore che sostiene l’accusa, Dermot Groome, accusa: “Metà della Bosnia è stata ripulita dei non serbi volevano cancellare le tracce dell’esistenza di chiunque altro in quella terra”. Ma il processo si prevede assai lungo e tortuoso: per arrivare alla sentenza ci vorranno tre anni.

 

Redazione

 

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