Massimiliano Latorre e Salvatore Girone

Massimiliano Latorre e Salvatore Girone (Getty Images)

INDIA: CASO MARO’ – “Ho appena parlato con i nostri due militari, fiduciosi e determinati dopo le ultime notizie“, sono le parole che il Ministro degli esteri Giulio Terzi affida a twitter per riferire di aver sentito telefonicamente Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due militari del reggimento San Marco accusati dalle autorità dello Stato indiano del Kerala di aver ucciso per errore due pescatori indiani, in un incidente in mare, lo scorso 15 febbraio, al largo della coste dello stesso Stato, per cui sono stati rinchiusi in carcere e ieri, a sorpresa, rilasciati su cauzione.

Ieri l’Alta Corte del Kerala ha concesso ai militari italiani la libertà su cauzione, fissando l’obbligo del versamento di un deposito di dieci milioni di rupie (143.000 euro) per ciascun marò e la designazione per loro di due garanti indiani. Latorre e Girone, inoltre, non dovranno lasciare il Kerala per rimanere a disposizione per il processo.

L’arrivo della buona notizia dall’India ha comunque lasciato il ministro Terzi su posizioni prudenti: “Non ci sono motivi di trionfalismi – ha spiegato – perché gli indiani stanno continuando a violare la giurisdizione italiana”. Proprio due giorni fa, infatti, la stessa Alta Corte del Kerala (con sede a Kochi) aveva respinto il ricorso del governo italiano per far valere la giurisdizione nazionale sul caso. Le autorità indiane insistono che l’incidente in cui hanno perso la vita i pescatori indiani, uccisi dai marò scambiandoli per pirati, sia avvenuto nelle acque di propria competenza, nonostante oltre le 12 miglia marine entro le quali è ricompreso il mare territoriale di uno stato, in base alle norme diritto internazionale: secondo le autorità indiane, infatti, l’incidente sarebbe avvenuto a 20,5 miglia al largo delle proprie coste, entro le 22 miglia della fascia continua che riconosce ad uno Stato il diritto di controllo sulle navi in transito. Terzi ha aggiunto che la strategia del governo italiano è quella di “riportare i nostri uomini a casa”.

L’episodio più significativo, che ieri ha permesso lo sblocco della libertà su cauzione per i marò, sta nella rinuncia da parte della pubblica accusa (il governo del Kerala) ad applicare al caso la Convenzione ‘Sua Act’ (Suppression of Unlawful Acts against the Safety of Maritime Navigation) – conosciuta anche come ‘Convenzione Lauro’ (perché nata in seguito al noto dirottamento dell’Achille Lauro) – in base alla quale i militari italiani sarebbero stato processati come terroristi. “La rinuncia a perseguire i capi di imputazione attraverso il ricorso dell’esenzione antiterroristica era doverosa e dimostra un minimo di oggettività ad interpretare un evento che viene addebitato ai nostri due uomini, ma che non poteva mai rientrare nella fattispecie di una legislazione di questo tipo”, ha dichiarato il Ministro Terzi, oggi, in un intervento alla trasmissione Rai Uno Mattina.

Nel frattempo, la delegazione italiana in Kerala è al lavoro per rendere operativa la libertà su cauzione di Latorre e Girone, adempiendo a tutte le condizioni poste dall’Alta Corte di Kochi. “C’è molto da fare e quindi non riusciremo oggi a rendere effettiva l’uscita dei marò dalla Borstal School” (l’ex carcere minorile dove i due marò sono stati trasferiti la scorsa settimana), ha spiegato all’agenzia ANSA il console generale a Mumbai, Giampaolo Cutillo. Intanto, Sono state avviate le pratiche per l’apposizione di un visto sul passaporto dei due militari; mentre le restanti garanzie, come la somma di denaro per la cauzione e i garanti indiani, dovranno essere presentate al giudice del Tribunale di Kollam, che ha istruito la causa. Si sta inoltre cercando una residenza per i militari italiani che, come richiesto dall’ordinanza della Corte del Kerala, dovrà trovarsi entro un raggio di dieci chilometri dal commissariato di polizia di Kochi.

Valeria Bellagamba

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