Regno Unito: la Chiesa Anglicana protesta contro la legge sui matrimoni gay

Messa nella cattedrale anglicana di Westmister (getty images)

CHIESA ANGLICANA E MATRIMONI GAY – Nel Regno Unito è da qualche tempo in discussione tra politici e parti sociali un disegno di legge con il quale il governo vuole migliorare la situazione delle coppie di fatto e dare il via libera ai matrimoni tra gay. Questo provvedimento, il quale già in partenza si temeva non potesse essere accolto dalle autorità religiose locali, ha dato origine ad una complicata situazione di contrasto tra potere statale e potere religioso. Tutto ha avuto inizio quando la Chiesa d’Inghilterra, altrimenti definita Chiesa Anglicana, ha risposto alla consultazione governativa sui matrimoni gay che si è conclusa giovedì scorso spedendo a David Cameron e soci un avviso con il quale si invitano le autorità statali a non proseguire con proposte ritenute controverse.  

Gli anglicani contestano l’ordine morale della questione relativa alle unioni gay e temono un declassamento del matrimonio tradizionale che, come istituzione, sono soliti celebrare. Introdurre matrimoni tra le persone dello stesso sesso, clausola inaccettabile per i religiosi, potrebbe portare i religiosi a non poter più compiere il rito dell’unione nuziale per vece dello Stato. “Un atto legislativo del genere altererebbe l’intrinseca natura del matrimonio come unione di un uomo e una donna, così come sviluppata dalle istituzioni umane nel corso della storia”, scrive la Chiesa d’Inghilterra nella nota.

Nonostante siano giunte varie rassicurazioni su questo punto da parte delle autorità, ciò che temono gli anglicani è di essere forzati, una volta che la legge dovesse essere approvata, nel celebrare matrimoni tra gay e contravvenire così alla propria ragione etica. In risposta alle perplessità del corpo ecclesiastico ha risposto Peter Tatchell, attivista per i diritti degli omosessuali in Gran Bretagna: “La proposta del governo riguarda solamente i matrimoni civili. Questa non avrà alcun impatto sulle organizzazioni religiose o sui luoghi di fede. I membri della Chiesa stanno protestando contro una modifica di legge che non li riguarda”.

 

Redazione online