I cannibali che facevano la zuppa di “genitali” e mangiavano il cervello delle persone

La polizia ha sgominato un’organizzazione composta da varie persone dedite al cannibalismo: sette omicidi, sette persone a cui è stato mangiato il cervello e a cui sono stati asportati i genitali per cucinare, addirittura, delle vere e proprie “zuppe di pene”. Ce ne parla Associated Press. Tutto questo è successo in Papua Nuova Guinea.

Parliamo di un diffusissimo culto di stregoni tribali di cui ci dà notizia il giornale locale, The National. Ventinove arresti sono stati effettuati, parte “un culto da oltre 1000 persone formato per combattere gli  stregoni guerrieri erranti che secondo il The National avevano iniziato a chiedere pagamenti esorbitanti. Il costo di un medico che rivelasse la causa di morte o che scacciasse uno spirito maligno era di solito 472 dollari, più un maiale e una borsa di riso, ma c’era anche chi chiedeva “sesso” come pagamento”. Pare che da quando gli stregoni, popolari in PNG, hanno iniziato a chiedere accoppiamenti e ad alzare i prezzi, è cresciuto in parallelo lo scontento della popolazione.

“E’ contro quel che crediamo che uno stregone faccia sesso con la moglie o la figlia di un uomo”, ha detto un cittadino dell’area di Tangi, costa nordorientale del paese: “Questa è stata la principale causa di frustrazione che ha portato alla formazione del gruppo che si occupasse di dare la caccia agli stregoni”. Così, scrive Ap, “i cittadini che hanno voluto vendicarsi si sono fatti addestrare dai capi del villaggio, usando i propri coltelli per dare la caccia e uccidere sette persone dallo scorso aprile. “Abbiamo mangiato il cervello crudo e abbiamo preso parti del corpo come fegato, cuori, peni e le abbiamo portate nei villaggi perché i nostri capi evocassero poteri per la gente”, dicono le persone arrestate. “Questo è davvero da malati e va oltre le normali pratiche della regione”, dice un esperto: “E’ soltanto la punta dell’Iceberg e molto bisognerà ancora fare per educare le persone nella regione”, dice il The National.

 

Fonte: www.giornalettismo.com