Ancora 30 morti in Siria. Cresce lo sdegno della comunità internazionale

Una manifestazione contro le violenze in Siria (Getty Images)

SIRIA: ALTRI 19 MORTI – La Siria è ormai il teatro di un grande massacro, di una strage sempre più atroce e raccapricciante. Ieri sono morte 118 persone, tra le quali tanti civili, nel corso di una violentissima repressione attuata dalle forze militari messe in campo dal governo dittatoriale di Bashar al Assad. Ancor prima almeno 150 morti erano stati registrati a Tremseh, un villaggio dell’ovest siriano dove le bombe dell’esercito ufficiale avevano tenuto sotto scacco la popolazione per ore ed ore.

Anche oggi l’inizio della giornata è stato tragico. A Khirbet Ghazaleh, un distretto meridionale della provincia di Daraa, alcuni elicotteri forniti di bombe e carri armati hanno occupato il territorio provocando almeno 30 morti, secondo quanto riferisce l’Osservatorio siriano per i Diritti Umani e i Comitati per la liberazione del Paese. Una donna incinta sarebbe tra le vittime contate oggi e, secondo un testimone oculare della vicenda, Bayan Ahmad, le truppe di militari avrebbero messo a ferro e fuoco le abitazioni abbandonate dai civili.

La situazione di totale emergenza ha spinto il segretario delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon a convocare d’urgenza il Consiglio di Sicurezza  ONUil quale è chiamato a prendere decisioni immediate sulle azioni da mettere in campo per fermare le violenze. “Faccio appello a tutti gli stati membri perché facciano scelte collettive e decise sulle operazioni da svolgere in Siria al fine di imporre uno stop la tragedia in corso. A questo punto l’inazione diviene una sorta di licenza per massacri futuri”, ha dichiarato Ban Ki-Moon.

Dello stesso parere è l’ambasciatrice statunitense Susan Rice, la quale ha detto su Twitter che le uccisioni “evidenziano in maniera drammatica la necessità di adottare misure per la Siria”.

 

Redazione online