Norvegia: la guerra al terrore passa per il controllo di internet

NORVEGIA: TERRORISMO E INTERNET – Qual è il confine dove finisce la privacy e inizia la sicurezza nazionale? Dov’è la linea che separa i diritti di uno dai diritti di molti? In Norvegia se lo chiedono. A un anno di distanza dall’attentato del 22 luglio dell’anno scorso, durante il quale l’estremista di destra Anders Behring Breivik uccise settantasette persone, il governo guidato dai socialdemocratici prova a riscrivere le leggi antiterrorismo. Anche a patto di mettere in discussione alcuni diritti civili.

La minaccia a Oslo è multiforme: non solo il terrorismo interno – e Breivik ne è la prova – ma anche quello islamico. L’ultimo caso in ordine di tempo è quello di un norvegese convertitosi all’Islam, addestrato da al-Qaida nello Yemen e pronto a colpire in Occidente. Una minaccia concreta? Difficile dirlo, l’unica certezza è che a Oslo non vogliono correre rischi. E allora i governanti norvegesi stanno cercando un modo per stanare i terroristi, trovarli prima che colpiscano, tagliare i ponti che tengono insieme le varie cellule. Per farlo l’esecutivo guidato dal laburista Jens Stoltenberg sta pensando di entrare a gamba tesa in quel mondo sconfinato che è internet: avviare un monitoraggio costante del web, alla ricerca di minacce. E la privacy? Potrebbe essere scansata in secondo piano.

Ma tener d’occhio la rete è davvero una strada davvero percorribile? C’è chi dice di no: impossibile controllare cosa accade sul web. Ma la consapevolezza che è su internet, ormai che le cellule del terrore si coordinano, spinge il governo a studiare una soluzione. Il ministro della giustizia Grete Faremo spera di riuscire ad affrontare il tema entro l’inverno. Nel frattempo ha avviato consultazioni: in pratica si cercherà di elaborare linee guida che tengano conto del diritto alla privacy e del diritto alla sicurezza nazionale.

Antonio Scafati

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