Turchia: 2.824 studenti sono detenuti per motivi politici legati al sostegno della causa curda

donne curde

IN TURCHIA 2.824 STUDENTI SONO IN CARCERE – Nel corso di un dibattito avvenuto in Parlamento ad Ankara, capitale della Turchia, l’attuale governo è stato costretto, sotto l’invito delle forze politiche di opposizione, a riferire il numero esatto di studenti sia universitari che medi al momento agli arresti perché accusati di militanza politica a fianco delle organizzazioni curde.

Il fenomeno, quasi totalmente sconosciuto nel resto d’Europa, è emerso, alle parole del ministro della Giustizia che ha fornito i dati, nella sua gravità e nella sua capillare diffusione. Gli studenti detenuti sono 2.824; tra questi 1.778 sono in galera con capi d’imputazione relativi a motivazioni di ordine politico e sono in attesa di un processo, gli altri 1.046 sono già stati condannati ed è stato riconosciuto nel loro caso il reato di “terrorismo”.

In Turchia l’attivismo politico degli studenti universitari e non coincide molto spesso con l’avvicinamento alle istanze e alle rivendicazioni proprie della popolazione curda, etnia martoriata e duramente repressa perché animata da spinte indipendentiste e dura ad accettare la sottomissione nei confronti del governo di Ankara. Ciò che rende grave la situazione è la presenza di numerose e pesanti leggi che aboliscono il confronto politico su questioni relative al Kurdistan ed impediscono la libera espressione. Gli studenti attualmente in carcere sono infatti stati arrestati sulla base delle leggi anti-terroriste che in Turchia si sono diffuse capillarmente a partire dal 2005.

La detenzione dei tanti studenti in Turchia è ancor più grave se si considerano i tempi lunghi di permanenza in carcere. La legge turca infatti prevede che ogni detenuto sia ritenuto colpevole finché non viene presentata una “prova di innocenza” , e non, a rigor di logica, che ogni arrestato sia ritenuto innocente finché la sua colpevolezza non viene provata.

La questione curda è quindi particolarmente importante e sentita in Turchia e la violazione dei diritti umani della minoranza etnica viene apertamente denunciata da parte di organizzazione, anche studentesche, che poi subiscono a loro volta atti di repressione politica.

 

Redazione online