Norvegia: la polizia alle prese con critiche e dimissioni

Una settimana lunghissima, forse la più lunga mai vissuta. Per la polizia norvegese si chiudono sette giorni difficili. Il dossier pubblicato dalla commissione d’inchiesta che ha analizzato la strage del 22 luglio dell’anno scorso – quando Breivik uccise tra Oslo e Utøya 77 persone – ha determinato un effetto domino devastante. Giù la fiducia della gente nei confronti del corpo di polizia, una serie di critiche ferocissime, la politica in subbuglio, le dimissioni del capo della polizia come conseguenza inevitabile.

Øystein Mæland si è dimesso giovedì, tre giorni dopo la pubblicazione del dossier. Aveva assunto la carica di capo della polizia solo pochi giorni prima che Breivik portasse a termine il suo piano, e infatti molti non lo ritengono responsabile per quel pomeriggio. Ma era inevitabile che qualche cosa accadesse, dopo la pubblicazione di un dossier che ha chiaramente dimostrato che ritardi, disorganizzazione, cattiva comunicazione, scarso coordinamento tra forze dell’ordine e istituzioni hanno consentito a Breivik di agire quasi indisturbato.

Mæland si è dimesso nonostante gli ufficiali di polizia e i sindacati di categoria gli abbiano rinnovato la fiducia: non è bastato, anche perché diversi sondaggi nel corso della settimana hanno mostrato come la popolazione norvegese sia rimasta molto sorpresa e delusa nello scoprire che la polizia avrebbe potuto fermare prima Anders Behring Breivik, o addirittura evitare la strage. Il colpo di grazia alla carriera di Mæland lo ha però dato il ministro della giustizia Grete Faremo che lo ha di fatto pubblicamente sfiduciato subito dopo la pubblicazione del dossier. È stato lo stesso Mæland a spiegarlo: la fiducia del ministro e del governo è fondamentale, senza non si può andare avanti.

Per ora il posto che è stato di Øystein Mæland verrà occupato da Odd Reidar Humlegård, capo dell’Ufficio investigazione crimine, ma è un passaggio di consegne temporaneo: Humlegård ha anticipato che resterà alla guida della polizia fino alla fine dell’anno e non oltre.

 

Antonio Scafati