Crisi Eurozona, Mario Draghi: “Legittimi gli acquisti di bond”. Angela Merkel attacca la speculazione dei mercati

Mario Draghi (Getty Images)

 

 

CRISI EUROZONA – A pochi giorni dal vertice Bce che deciderà i dettagli della sua politica, il presidente Mario Draghi ha legittimato gli acquisti di bond dei Paesi più deboli fino a tre anni, ma i debiti statali non saranno finanziati dalla Bce. In compenso per Draghi é legittimo, al fine di garantire la stabilità dei prezzi, che l’Eurotower intervenga in funzione anti-spread acquistando titoli di stato sul mercato secondario. In replica alle obiezioni di due parlamentari tedeschi, il banchiere ha sottolineato che gli acquisti dei titoli di Stato sul mercato secondario da parte della Bce rispettano “interpretazioni dei trattati”.

Il numero uno della Bce ha poi sottolineato che l’Unione bancaria alla quale sta lavorando la Commissione europea, è una tappa della “ricostruzione dell’Eurozona”, mentre ha mostrato freddezza verso la concessione della licenza bancaria al meccanismo permanente di stabilità, l’Esm, in corso di approvazione da parte degli stati Ue: “Sarebbe un finanziamento diretto agli Stati”. Il presidente della Bce ha poi invitato a non farsi illusioni sulla situazione: “Sì è calmata sui mercati, ma il futuro è incerto e la crescita fragile”.

 

Ma dalla Germania arriva un’altro attacco ai mercati. Per la cancelliera tedesca, Angela Merkel, “non sono al servizio del popolo” perché negli ultimi cinque anni, hanno consentito a poca gente di arricchirsi a spese della maggioranza. Di più. Secondo la Merkel non bisogna consentire ai mercati di distruggere i frutti del lavoro della gente e i governi non devono dipendere dai mercati a causa del loro debito eccessivo. “La vera questione riguardo alla democrazia è questa: possiamo in Germania e in Europa vincere le elezioni quando congiuntamente stabiliamo di avere finanze solide e quando non spendiamo più di quello che incassiamo?”. Secondo la Merkel, quindi, l’Europa deve essere forte con “un’Unione stabile” e non con “un’Unione del debito”.

 

Redazione

 

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