Walter Mazzarri (getty images)

 

MAZZARRI NAPOLI – Il tecnico del Napoli Walter Mazzarri ha concesso una lunga intervista al ‘Corriere dello Sport per parlare della sua squadra e del big match di sabato prossimo contro la Juventus. Ecco alcune delle sue dichiarazioni: ”Quanto vale la partita con la Juve? Presto per dirlo: siamo appena alla ottava, ne resteranno altre trenta da giocare. Saremo ospiti in uno stadio bellissimo d’una Juventus imbattuta da oltre un anno. Ma la strada è lunga e poi al ritorno si va in scena al San Paolo: sarà più importante quella gara lì, perché più prossima alla chiusura del campionato. E’ decisiva? Assolutamente no. Puoi perdere in qualsiasi modo, hai il tempo per rifarti. Già dopo una settimana, ad esempio. No, questa non incide; la sfida che conta la affronteremo a Fuorigrotta. Se firmo per il pareggio e per arrivare secondo? No, perché non fa parte della mia natura. Io non mi accontento mai e ai miei voglio infondere mentalità vincente”. Il tecnico livornese torna sulla sconfitta col Psv: ”E’ stato importante essere onesti: abbiamo spiegato qual era il progetto societario; abbiamo sottolineato i rischi delle partite ogni quattro giorni, i cicli di sette gare in tre settimane; abbiamo ribadito le difficoltà del nostro campionato e le agevolazioni di alcune nostre avversarie. Siamo stati chiari. E’ inevitabile che a volte le cose vadano in un certo modo: il Psv, ad esempio, può spendere contro di noi tutto e poi limitarsi, alla domenica, a dare il 40% per vincere in campionato. Il livello generale del nostro calcio è elevato. Qui le partite vere sono trentotto, in Portogallo o in Spagna o in Olanda o in Svezia o in Ucraina, saranno sette-otto. So già che il Dnipro con noi farà la partita della vita; come lo Shakthar con la Juventus: loro non hanno rivali, sono venuti a Torino e andavano, andavano. Non avevano consumato prima, non avrebbero consumato dopo”. Infine, Mazzarri ripercorre un pò la sua carriera: ”Quando cominciai a fare l’allenatore dissi a mia moglie: voglio farlo a modo mio, con le mie idee, sapendo che una domenica potrei essere in panchina e l’altra no. Sono partito dalla C2 e qualcuno mi dava del matto: sono ancora qua, con il gusto di allenare i giocatori e di vincere, di migliorare il mio percorso. Foti, presidente alla Reggina, ripeteva: lei è sempre lo stesso, comunque vada la partita. E’ così: io non mi godo i successi, al fischio finale penso già alla gara successiva. Solo dopo aver vinto la coppa Italia con il Napoli sono stato cinque giorni a pensare d’aver realizzato qualcosa di importante. Poi, per il resto, i tre punti servono per gestire; al resto penso con il lavoro: e lì mi sento libero. Io se non vengo attaccato non entro mai in polemica: eppure c’è chi mi dà dell’antipatico senza che neppure mi conosca. Mi sembra pazzesco. Ma so che c’è faziosità, ci sono interessi: al di sopra delle parti ci sono soltanto i giudici, gli arbitri”.

Marco Orrù