Vatileaks: pubblicata la sentenza di condanna del maggiordomo del papa

Claudio Sciarpelletti

VATILEAKS PROCESSO – E’ stata resa pubblica oggi dalla Santa Sede la sentenza di condanna a 18 mesi di reclusione per Paolo Gabriele, il maggiordomo di Papa Benedetto XVI, in merito alla vicenda del trafugamento di documenti riservati del Papa, finiti poi in mano alla stampa e nel libro del giornalista Gianluigi Nuzzi “Sua Santità. Le carte segrete di Benedetto XVI”. Il maggiordomo è stato ritenuto colpevole di furto aggravato di tali documenti e pertanto è stato condannandolo a 18 mesi di reclusione, con la concessione delle attenuanti. E’ quanto emerge dalla sentenza, resa nota dalla Sala stampa della Santa Sede.

L’azione di Paolo Gabriele, hanno scritto i giudici nella sentenza, è “lesiva nell’ordinamento vaticano della persona del Pontefice, dei diritti della Santa Sede, di tutta la Chiesa cattolica e dello Stato della Città del Vaticano”.

Nel corso del processo la difesa di Gabriele aveva chiesto che la commissione cardinalizia istituita dal Papa per indagare sullo scandalo della fuga di documenti riservati ascoltasse altri due cardinali, ma il Tribunale ha respinto la richiesta poiché non rientrante nei suoi poteri: “Non accoglieva, in quanto esorbitante dai poteri del Tribunale, la richiesta che detta Commissione Cardinalizia convocasse i cardinali Ivan Dias e Georges Marie Martin Cottier“, si legge nella sentenza, così come veniva rifiutata “l’acquisizione delle deposizioni rese da tutte le persone audite dalla Eminentissima Commissione Cardinalizia”.

Secondo il collegio di giudici che ha condannato Paolo Gabriele è da “escludere un concorso vero e proprio del reato“, anche se “ulteriori indagini sono in corso circa la sussistenza di altre eventuali responsabilità nelle fuga di documenti riservati”.

Nelle motivazioni della Sentenza i giudici hanno scritto che “la sostanza dei fatti per i quali il Gabriele è sottoposto a giudizio trova conferma nelle deposizioni dei testi ascoltati nel corso del dibattimento. A cominciare da quella di Mons. Georg Ganswein, Segretario particolare di Sua Santità Benedetto XVI, che confermando quanto già dichiarato avanti al Giudice Istruttore a domanda del Promotore di Giustizia risponde: ‘Ho rilevato nel libro di Nuzzi dei documenti che non erano circolati nei dicasteri della Santa Sede e sui quali avevo solo riferito verbalmente al Santo Padre. In particolare, si trattava di una lettera del giornalista Vespa, di una lettera del Direttore di una banca del nord e della stampa di una email inviatami dal padre Lombardi relativa al caso Orlandi. La scoperta nel libro di questi documenti, che non poteva conoscere nessun altro, mi ha insospettito'”, ha detto padre Georg.

Il portavoce vaticano padre Federico Lombardi ha tuttavia detto che la grazia papale per Paolo Gabriele è “possibile”, ma “nessuno sa, né io ho da dire, quando, come, se e perché“. Lombardi ha inoltre spiegato che “se adesso avviene una carcerazione è da prevedere che avvenga in Vaticano” e non in Italia. Le porte del carcere per il maggiordomo del Papa si aprirebbero qualora, scaduti i tempi per l’appello, la sentenza divenga definitiva. Ma come anticipato dalla sua difesa nei giorni scorsi, è probabile che Paolo Gabriele rinunci all’appello.

Nel frattempo, una nuova udienza, nell’ambito dello stesso caso del trafugamento di documenti riservati, è prevista per il 5 novembre prossimo, alle ore 9. Si tratta del processo nei confronti di Claudio Sciarpelletti, tecnico informatico della Segreteria di Stato vaticana, la cui posizione era stata stralciata dal processo contro Paolo Gabriele. Sciarpelletti è accusato di favoreggiamento. Lo ha riferito padre Lombardi.

Redazione online

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