Legge elettorale: riprende l’esame al Senato

L'Aula del Senato (Getty Images)

LEGGE ELETTORALE – Riprende oggi l’esame, in Commissione Affari Costituzionali al Senato, dell’infinita riforma elettorale. Nel frattempo, però, non sono stati risolti i contrasti sulla nuova legge tra Pd e Pdl, che rimangono ad un punto morto. Tra i due partiti non c’è ancora un accordo sulla soglia minima di voti da raggiungere per ottenere premio di maggioranza, che il ddl Malan indica fissa al 12,5%.

Sulla soglia minima da introdurre nella legge elettorale per l’assegnazione del premio di maggioranza, il Presidente della Repubblica Napolitano ha sollecitato più volte i parlamentari, così come la Corte Costituzionale, che pur respingendo il referendum abrogativo sull’attuale legge elettorale, ha invitato la politica a prendere i provvedimenti opportuni per modificarla. Modifiche sulla quali, però, l’impegno della politica latita.

Alcune proposte fissano questa soglia minima del premio di maggioranza tra il 40 e il 45% dei voti. Ma il Pd è contrario, perché sarebbe una soglia troppo alta. Un emendamento, firmato dal senatore Gianpiero D’Alia (Udc), fissa la soglia minima del premio d maggioranza al 42% e prevede che se nessuno la raggiunge il premio venga assegnato al primo partito nella misura di 31 seggi. Ma per il Pd la soglia non dovrebbe superare il 35%.

Le trattative vanno avanti, anche sull’annosa questione delle preferenze, che il Pdl non vuole. Intanto il tempo passa e a pochi mesi dalle elezioni della primavera del 2013 non si conosce ancora con quale legge elettorale si andrà a votare.

Intanto Monti ha fatto sapere che “tecnicamente” il governo potrebbe intervenire per modificare la legge elettorale, ma è auspicabile che siano i partiti a cambiare l’attuale sistema di voto. Lo ha detto in conferenza stampa a margine del vertice Asem di Vientiane, rispondendo alla domanda  dei giornalisti se sia ipotizzabile un provvedimento governativo su questo tema. Il presidente del Consiglio si è detto rammaricato del fatto che i partiti non siano finora riusciti a tradurre gli “stimoli” del Capo dello Stato in una nuova legge elettorale.

Redazione

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