Crisi Cina-Tibet, continuano i casi di immolazione

Il Dalai Lama (Getty Images)

Un giovane tibetano, di appena 18 anni, è morto dopo essersi dato fuoco, nel nordovest della Cina, davanti ad un monastero. A renderlo noto l’agenzia Nuova Cina, citando fonti locali. Con quello di queste ore, si tratta del 17esimo caso di “immolazione” in una settimana nella provincia tibetana, negli stessi giorni in cui il Congresso del Partito Comunista Cinese si sta ponendo la questione del ricambio generazionale alla guida del Paese.

Proprio nel corso del congresso, un alto funzionario della Regione Autonoma del Tibet, Luosang Jiangcun, ha accusato il Dalai Lama di istigare i giovani ad immolarsi: “Alcune delle persone che si immolano lo fanno per ragioni complesse, personali, mentre altri sono istigati dalla cricca del Dalai Lama”.

Intanto, secondo quanto riferito dal sito tibetano Phayul, migliaia di tibetani si sono radunati in piazza, davanti al monastero di Rongwo, nell’area di Rebkong, urlando slogan per la liberazione del Tibet e l’allontanamento della Cina e chiedendo il ritorno del Dalai Lama, augurandoli inoltre “lunga vita”. Altri tibetani, portando ritratti del Dalai Lama, sono arrivati dai villaggi vicini. La situazione è molto tesa anche nella città di Dowa, dove sembra che i tibetani abbiano ammainato la bandiera cinese dagli uffici governativi e dalle scuole, issando quella del loro popolo.
Dall’inizio del 2012, sarebbero 56 nel complesso le immolazioni nella regione tibetana. In quasi tutti i casi, i giovani che si sono dati alle fiamme sono deceduti.

 

Redazione Online