Crisi, Mario Monti: “Nessuno mi ha scelto, ma devo convincere tutti”

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Mario Monti (Getty Images)

INTERVISTA MARIO MONTI   – Il Presidente del Consiglio  nell’intervista-prefazione del volume «Le parole e i fatti» sul Corriere della Sera, ha rilasciato dichiarazioni molto importanti e che oggi non passeranno inosservate sul fronte politico: “La crisi non è dovuta agli eccessi del mercato, ma a un mercato dove la presenza della regolazione e della vigilanza è stata insufficiente.

Per questo motivo il Premier crede in un’economia di mercato con pubblici poteri forti che permette di avere un’economia sociale di mercato, che riesca a contemperare la competitività e appunto la dimensione sociale.

Problema euro. Il presidente del Consiglio ha osservato che l’Italia ha perso “la guerra con se stessa perchè una volta conseguito l’obiettivo di entrare nella moneta unica non è stata competitiva. Visto che l’Europa non ci dava un vincolo cogente come per la finanza pubblica – ha proseguito – dovevamo farci noi un piano delle riforme strutturali. Che poi è quello che dieci anni dopo l’Europa ha impostato con i piani nazionali delle riforme.

Monti inoltre sperava che il governo Berlusconi, uscito dalle elezioni del 2008 con una maggioranza così forte, con un orizzonte di cinque anni e quel successo d’immagine al G8 dell’Aquila, avrebbe veramente potuto fare un piano delle riforme strutturali, invece di negare che l’Italia avesse un problema di crescita”.

«Nessuno mi ha scelto, ma devo convincere tutti. Bon mi sento solo, coloro che sono stati presidenti del Consiglio prima di me non dovevano guadagnarsi tutti i giorni il consenso. Non credo possa considerarsi solo uno che, per quello che possono valere i sondaggi, sembra avere un consenso superiore a quello di cui godono i partiti che lo sostengono in Parlamento – continua il premier – E quando incontro persone per la strada, mi sento dire quasi sempre: ‘Vada avanti!”.

“Uno degli aspetti che mi sono imposto di cambiare – prosegue – in parte riuscendoci, è che io ero abituato a parlare davanti a un pubblico più limitato e spesso anglosassone, dove la battuta e l’ironia sono elementi essenziali. Ma è molto rischioso: perchè è vero che il posto fisso è monotono, però sicuramente dirlo in quel modo è stato per me un bell’infortunio. Quindi adesso cerco di non fare più battute, che pure all’inizio mi avevano aiutato a comunicare”.

Michele D’Agostino