Il governo Monti, tra luci ed ombre, ha compiuto un anno

Mario Monti (Getty Images)

Il 16 novembre dello scorso anno, dopo le dimissioni di Silvio Berlusconi, il Capo dello Stato Giorgio Napolitano conferiva l’incarico di formare il governo all’economista Mario Monti. Ad un anno dalla formazione del governo, composto esclusivamente da tecnici, tra i primi ad intervenire con un proprio giudizio sull’operato dell’attuale Consiglio dei ministri, è stato proprio l’ex premier Berlusconi, che incontrando i giornalisti a Milanello, ha giudicato “disastrosi” i risultati raggiunti da Mario Monti.

Il governo tecnico viene bocciato anche dal punto di vista ambientale, secondo quanto si evince dalle pagelle del Wwf, che disapprova i risultati negativi sotto il piano della tutela ambientale e gli stanziamenti per le cosiddette “infrastrutture strategiche”.

Inoltre, secondo un’inchiesta tra i parlamentari, diffusa dal settimanale “Panorama”, sono rimasti in pochi a fidarsi ancora dell’attuale premier, che “ha fatto quello che poteva fare”. “A volte può aver deluso” – ha aggiunto – “Ma sono stati momenti più imputabili a scelte e compromessi della squadra e non alla determinazione e alle capacità del Professore”. Critiche arrivano dallo scrittore Oliviero Beha: “Il maggior merito del governo Monti dopo un anno è ancora quello di aver rilevato un esecutivo che ci ha ridotti in questo stato, con la complicità complessiva della classe politica”. Secondo un sondaggio di Renato Mannheimer, solo il 46% degli italiani nutre ancora fiducia in questo governo.

Positivo invece il parere dei mercati finanziari. Secondo Raffaele Jerusalmi, amministratore delegato di Borsa Italiana, Monti “ha riportato serenità.e credibilità a livello internazionale, ma c’è ancora tanto da fare”. Gli fa eco Andrea Beltratti di Intesa San Paolo: “Ha preso il Paese in una situazione complicata e ha avviato un processo di ristrutturazione e riforme che daranno i propri frutti tra qualche anno”.

Intanto il governo ha pubblicato oggi un documento di 17 pagine in cui analizza i risultati di questi dodici mesi. “Forse oggi, senza le politiche di rigore messe in atto dall’esecutivo, non ci sarebbe l’Eurozona” – scrive l’ufficio stampa di Palazzo Chigi – “O sarebbe notevolmente ristretta come dimensione geografica, senza quello che l’Italia, con uno sforzo collettivo di cui non si ricordano molti precedenti nella storia repubblicana, è riuscita a compiere”.

 

Redazione