Terremoto Irpinia: 32 anni fa il Paese scoprì di essere fragile e corrotto

Terremoto Irpinia

TERREMOTO IRPINIA – Trentadue anni fa un terremoto colpì l’Irpinia provocando, tra la Campania e la Basilicata, circa 3 mila morti, 280 mila sfollati e 9 mila feriti. Era il 1980 e l’allora capo dello Stato, Sandro Pertini, pronunciò parole strazianti che a distanza di anni riecheggiano nella memoria di coloro che l’hanno vissuto o che anche solo ricordano quel tragico evento: “Non vi sono stati i soccorsi immediati che avrebbero dovuto esserci. Ancora dalle macerie si levavano gemiti, grida di disperazione di sepolti vivi“.

L’evento non fu percepito come gli altri, infatti il crescente impatto dei media sconvolse l’immaginario collettivo. All’epoca dei fatti la tempestività non era certamente valida come oggi senza contare la ricostruzione, uno dei più tristi ed imbarazzanti esempi di speculazione su una tragedia. Molti fondi, secondo quanto appreso da numerose inchieste della magistratura, furono dirottati, da alcuni appartenenti al mondo della politica, verso aree esenti da tale diritto. Indro Montanelli in passato spiegò che il terrmoto di Irpinia segnò uno spartiacque nella storia del Paese, “trasformando non soltanto una regione d’Italia, ma pure un’intera classe politica“.

Agghiaccianti le parole rinvenute in un articolo firmato da Alberto Moravia per l’Espresso subito dopo la tragedia; Sul posto dopo aver incontrato un gruppo di sopravvissuto è stata raccolta una testimonianza che lascia l’amaro in bocca: “Qui nessuno ci aiuta, siamo abbandonati da Dio e dagli uomini, i Tedeschi, che sono Tedeschi, sono arrivati prima dei Salernitani; sulle strade fermano le ruspe per lasciar passare le macchine delle autorità; ci vogliono delle gru per tirar fuori i sepolti vivi ed invece ci mandano dei centri di rianimazione che per ora non servono a niente; in quei bar laggiù giocavano a biliardo, a carte, bevevano, chiacchieravano: tutti morti, settanta, ottanta; qui eravamo seimila, adesso siamo duemilacinquecento: gli altri o morti o sotterrati vivi; le quattro chiese: crollate; il municipio: crollato; la farmacia: crollata’”. E il sindaco dov’è? “Il Sindaco è morto“.

Redazione online

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