Norvegia: il premier Stoltenberg sotto pressione per la strage del 22 luglio

Jens Stoltenberg, Il Primo Ministro norvegese (Getty Images)

La giornata di lunedì il premier norvegese Jens Stoltenberg se la ricorderà a lungo. Di fronte alla Commissione che indaga sui fatti del 22 luglio 2011 (quando Anders Behring Breivik fece esplodere un’autobomba nel centro di Oslo e poi fece strage di adolescenti sull’isola di Utøya), il primo ministro laburista ha dovuto affrontare un fuoco di fila di domande. Non era mai successo che un premier dovesse sedere di fronte al Parlamento per rispondere a quello che a tratti è sembrato un interrogatorio durato poco meno di due ore.

Stoltenberg già in precedenza si era preso la ‘colpa’ per quanto accaduto quel venerdì pomeriggio di due estati fa. E ieri lo ha ripetuto: sua la responsabilità generale, alla quale va sommata quella dei singoli ministri che guidano i dipartimenti. Non un’accusa da parte sua, piuttosto un modo per sottolineare di nuovo come sia stato il sistema generale del paese a mostrarsi inadeguato. Una risposta che a molti non è piaciuta perché è suonata come un modo per dire che la colpa è di tutti e dunque di nessuno.

Ma stavolta la Commissione è andata oltre: cosa comporta questa assunzione di responsabilità? Non ci saranno conseguenze? In pratica: nessuno pagherà per quello che è successo? Da più parti – soprattutto dall’opposizione – la richiesta di dimissioni si è fatta pressante. Stoltenberg però è intenzionato a rimanere al suo posto: da lì è convinto, ha spiegato, di poter curare meglio gli interessi del paese. Sono lontane le settimane immediatamente successive alla strage, durante le quali il premier fu travolto da un’ondata di consensi: fu elogiato per la sua lucidità, il paese si strinse intorno a lui.

Ora quello stesso paese si interroga su cosa si poteva fare per evitare la conta di 77 morti. E si chiede di chi è davvero la colpa.
La Commissione ha duramente criticato la capacità di risposta del paese di fronte a un’emergenza. La Norvegia era impreparata e lo è probabilmente tutt’ora. A dirlo è stata Grete Faremo, ministro della Giustizia, anche lei ascoltata dalla Commissione. ”Molto di quello che non ha funzionato il 22 luglio non è stato ancora corretto” ha ammesso il ministro.

 

 

Antonio Scafati